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Banche italiane, costi ai minimi in Europa

La redditività delle banche italiane continua a rimanere bassa. Ma grazie all’intensa razionalizzazione fatta negli ultimi anni, gli istituti italiani oggi si presentano al mercato come tra i più efficienti d’Europa, con un rapporto tra costi e ricavi del 52%, contro il 60% medio del Vecchio Continente. Anche per questa ragione, qualora le banche riuscissero a intercettare la ripresa e a trovare nuovi modi per ampliare i ricavi, c’è spazio per un incremento della profittabilità.
A scattare la fotografia dello stato di salute del sistema bancario italiano è A.T.Kearney. La società di consulenza, che dal 2007 analizza lo stato dei servizi bancari rivolti al pubblico in Europa, ha messo a confronto i bilanci di 100 banche retail in 24 paesi. Dall’analisi emerge come il settore italiano mostri un andamento a doppia velocità. Se sul fronte dei ricavi per dipendente le prime 5 banche italiane non sfigurano rispetto al resto d’Europa (219mila euro è il ricavo medio per dipendente contro i 220mila a livello Ue), le cose cambiano quando si parla di rischiosità del credito.
Gli accantonamenti su crediti si attestano al 44% del totale, quasi il triplo del 14% medio delle banche europee. Benché in netta flessione rispetto al 2013 (quando erano superiori al 70% sul totale), le rettifiche rimangono un fardello pesantissimo, che incide sulla capacità di generare reddito. Basti pensare che i profitti per cliente in Italia risultano pari a 32 euro per cliente (pre-tasse) contro i 46 della media del sud-Europa, i 133 dell’Europa continentale e i 155 del Vecchio Continente (per non parlare delle banche nordiche e della Svizzera, che possono contare su un dato pari a 303 euro). «I profitti delle banche italiane hanno mostrato un miglioramento significativo grazie a minori accantonamenti su crediti, sebbene ci si trovi su livelli ancora lontani rispetto alla media europea – spiega Ettore Pastore, partner e leader globale della practice Financial services di A.T. Kearney – Nonostante questo, le nostre banche si distinguono anche per una maggiore contribuzione al pool dei ricavi delle commissioni da servizi grazie all’andamento del risparmio gestito».
È sul versante dei costi, come detto, che le banche italiane hanno lavorato al meglio nel corso degli ultimi anni. Obbligati dall’onda lunga della crisi, gli istituti hanno portato avanti un efficientamento continuo su spese e personale che ha portato il rapporto tra costi e ricavi ai livelli tra i più bassi d’Europa. A questo punto, tuttavia, gli spazi di ulteriore limature dalle spese sono limitati. «Difficile pensare che gli istituti possano lavorare ancora su questo versante – aggiunge Pastore – Quindi per migliorare la redditività, su cui incidono tassi d’interesse ai minimi storici, le banche devono tornare ad innovare».
Tradotto: servono nuovi investimenti così da generare nuove forme di ricavi, da trovare «sia facendo leva sulle relazioni con i clienti per conquistare maggiori quote del portafoglio di clienti esistenti». Sia ripensando il modello operativo, magari «sviluppando fabbriche altamente specializzate, come in parte sta già accadendo». E se in Italia il settore del risparmio gestito continuerà a rappresentare «un volano importante sul fronte dei ricavi», nello stesso tempo le banche dovranno tornare a investire, «adeguando i modelli operativi» e proseguendo «nell’armonizzazione e industrializzazione dell’approccio ai canali distributivi».

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