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Banche italiane: attesi utili per 1,8 miliardi Faro su volumi, commissioni e Ifrs9

Le banche italiane si preparano a diffondere i risultati del primo trimestre del 2018. Secondo le stime degli analisti di Mediobanca securities effettuate sui primi dieci istituti di credito del Paese, che approveranno i conti tra l’8 e l’11 maggio, l’utile aggregato dovrebbe attestarsi poco sopra gli 1,8 miliardi (si veda la tabella a fianco con i dati banca per banca) mantenendosi sui livelli di un anno fa. Due i dati principali sotto esame: la ripresa del volume di credito che impatta sul margine d’interesse e, soprattutto, l’incremento degli accantonamenti sui crediti deteriorati che, utilizzando la “first time adoption” dei nuovi principi contabili Ifrs9, consentirà una drastica riduzione dei livelli di Npe ratio, cui guardano tuttora ossessivamente Vigilanza Bce e agenzie di rating. Molto meno, o in modo diverso e certamente meno ideologico, il fenomeno è monitorato da parte dei grandi investitori globali che guardano alle valutazioni e alle potenzialità di mercato. Ignorando, dati alla mano, i desiderata della Bundesbank e della maggioranza “filo-tedesca” che orienta le decisioni della Vigilanza Bce, che da anni segnala ai mercati mondiali il pericolo degli Npl delle banche italiane e del Sud Europa con l’obiettivo, politico, di condizionare alla riduzione dei crediti a rischio la nascita della garanzia europea dei depositi. Uno storytelling a cui ormai credono, in parte, solo alcune agenzie di rating e alcuni osservatori (anti?)italiani.
Più concretamente gli analisti del Credit Suisse evidenziano in un report datato 25 aprile che la redditività attesa nel 2018 (Rote) dalle banche europee è in media dell’8,7%. La stima per le italiane è del 7,1%, quella per le tedesche è del 3,5%. La conseguenza, per investitori ormai probabilmente annoiati dalle scelte politiche di madame Nouy e frau Lautenschlager, è di guardare oltre il tema degli Npl in via di soluzione in Italia e di diffidare della scarsa redditività degli istituti basati in Germania che appaiono sempre più il vero malato del settore in Europa. «Le banche italiane continuano ad apprezzarsi in Borsa dopo le elezioni malgrado le persistenti incertezze politiche e l’assenza di un governo – scrive il team di analisti di Credit Suisse – perchè il mercato sta dando credibilità agli ambiziosi piani di dismissione di Npl in corso, per l’incremento dei prezzi di vendita degli Npl che Intesa ha portato al 29% (dal 21% del deal di Mps e dal 13% di quello di UniCredit) e per il più rilassato approccio di Bce dopo l’addendum». Approccio più rilassato dopo che i tecnici dell’Ssm, che ora tendono a escludere interventi futuri sugli stock pregressi di Npl, hanno subito un drastico stop dal Parlamento europeo.
Tornando alle attese sui conti trimestrali delle banche italiane, gli analisti di Mediobanca securities evidenziano, oltre all’evoluzione del Npl ratio, due ulteriori trend da monitorare. Il primo riguarda la crescita dei volumi del credito all’economia reale (+2%) che ha accelerato nel primo trimestre ma con spread sui tassi in calo. Calo che, secondo Credit Suisse, è da attribuire in parte anche alla fase finale della Tltro Bce finalizzata al credito che ha determinato una maggiore competizione nell’offerta dei prestiti. Ne consegue che, in media, il binomio maggiori volumi-minori tassi avrà scarso impatto sul margine d’interesse. Con due probabili eccezioni: Mps e Carige, in coda alle classifiche reddituali del 2017, che più di altre banche vedranno migliorare nel trimestre il costo del funding con benefici sul margine d’interesse.
Il secondo tema da monitorare riguarda l’evoluzione delle commissioni derivanti dal collocamento di prodotti finanziari. Evitando il confronto con l’ultimo trimestre del 2017, condizionato da effetti “stagionali” per il risparmio, il confronto con i primi tre mesi del 2017 dovrebbe evidenziare ulteriori miglioramenti sia in termini di masse under management che di margini reddituali.
La vera sorpresa, tuttavia, riguarda un’eventuale accelerazione nei piani di smaltimento degli Npl, e i relativi annunci sulla riduzione degli Utp, soprattutto da parte delle banche di medio-grande dimensione, che potrebbero far capire in sede di incontro con gli investitori se e come intenderanno seguire l’esempio di Intesa in materia di alleanza nella piattaforma di servicing con un operatore specializzato.

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