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Banche, Italia verso la multa Ue

di Beda Romano

La Commissione europea ha presentato ieri una lunga serie di ricorsi contro i Paesi membri per violazione del diritto comunitario, tra cui una decina ai danni dell'Italia. Uno in particolare riguarda l'adozione di una direttiva sui requisiti patrimoniali delle banche, in un momento in cui lo sconquasso debitorio sta mettendo a dura prova il settore creditizio in tutta Europa.

La Commissione di Bruxelles ha deciso di chiedere un giudizio alla Corte di Giustizia del Lussemburgo contro l'Italia e la Polonia per non avere recepito una direttiva dell'anno scorso. La scadenza per l'adozione era il primo gennaio 2011. Utilizzando le nuove norme del Trattato di Lisbona, l'Esecutivo comunitario ha chiesto al tribunale di comminare una multa di circa 100mila euro al giorno per il mancato adeguamento delle norme comunitarie sul territorio nazionale.

La direttiva, che risale al novembre 2010, prevede requisiti patrimoniali più elevati per tutte quelle banche che effettuano cartolarizzazioni in modo che gli istituti di credito si proteggano contro i rischi di questi complessi strumenti finanziari. Il testo legislativo impone anche regole più rigorose nelle decisioni sulle remunerazioni dei manager, e nuove norme per calcolare i rischi del trading book.

Nel novembre dell'anno scorso era stato deciso che il testo (2010/76/UE) avesse due scadenze in vista dell'adozione nelle legislazioni nazionali. La prima, dedicata ai requisiti patrimoniali e ai compensi dei dirigenti, doveva entrare in vigore entro il primo gennaio 2011; tutto il resto entro il 31 dicembre di quest'anno. Il deferimento alla Corte deciso ieri da parte della Commissione europea riguarda la prima parte della direttiva.

In particolare, il testo fissa «rigorose politiche» di remunerazione che «non incoraggino o ricompensino un'eccessiva esposizione al rischio». La multa – l'importo preciso è di 96.446,70 euro al giorno – che si basa sulla gravità dell'infrazione accertata, dovrà essere pagata dall'Italia a partire dal giorno in cui la Corte di giustizia si sarà pronunciata e fino a quando l'Italia non avrà adottato le misure di recepimento richieste dall'Unione europea, ha spiegato un portavoce della Commissione.

Sempre ieri le autorità comunitarie hanno poi confermato la scelta di deferire l'Italia alla Corte per la questione della golden share del Tesoro nelle imprese privatizzate, dando comunque in questo caso un (ultimo) mese di tempo al Governo di Roma prima di presentare ricorso al tribunale (si veda a questo proposito Il Sole 24 Ore di ieri). Su altri fronti, la Commissione ha anche deciso di deferire l'Italia per l'esenzione dell'imposta sul valore aggiunto (Iva) concessa sulle navi.

Per quanto riguarda la direttiva bancaria, il rinvio dell'Italia alla Corte di Giustizia del Lussemburgo, con il rischio di una multa piuttosto elevata, è la conferma di un giro di vite da parte delle autorità comunitarie sulla scia delle difficoltà finanziarie che l'economia continentale ha dovuto affrontare in questi mesi.

Non è un caso se proprio ieri l'Eba, l'Autorità bancaria europea, ha ricevuto una lettera degli istituti di credito tedeschi che le hanno chiesto più tempo per presentare i loro piani di ricapitalizzazione. Le nuove norme più restrittive per il mondo bancario stanno provocando in molti Paesi la contestazione del settore creditizio. In molti casi, le critiche sono di parte. È anche vero però che alcune decisioni politiche, non sempre coerenti, stanno mettendo in difficoltà gli istituti di credito, in un momento in cui il cortocircuito tra crisi del debito sovrano e bilanci bancari continua a pesare sulle Borse e in generale sui mercati.
 

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