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Banche, indennizzi a tutti senza arbitrato

Governo al lavoro per un nuovo Dl da approvare domani in Cdm per aumentare la dote del Fondo.
Rimborsi per tutti e senza arbitrati. È l’ultima strada che il Governo vuole imboccare per risarcire rapidamente e senza analisi caso per caso i 10.559 obbligazionisti subordinati rimasti penalizzati dalla procedura di risoluzione attivata il 22 novembre scorso nei confronti di Banca Etruria, CariMarche, CariChieti e CariFerrara. La soluzione è allo studio dei tecnici di Palazzo Chigi e del ministero dell’Economia e sarà presentata al Consiglio dei ministri di domani, che dovrebbe varare un nuovo decreto legge bancario.
Il condizionale è d’obbligo poiché tutta l’operazione dovrà comunque avere il benestare della Commissione europea. E al momento l’atteso via libera di Bruxelles potrebbe anche arrivare dopo Pasqua. Anche se c’è un cauto ottimismo. Negli ultimi giorni il Governo avrebbe chiesto e ottenuto i primi assensi sulla possibilità sia di rendere automatici i rimborsi ai risparmiatori colpiti dal crac delle quattro banche senza dover verificare caso per caso la violazione delle regole di trasparenza e corretta informazione dei clienti, sia di poter ampliare la dotazione del fondo di solidarietà da 100 milioni istituito dalla legge di stabilità 2016. Il tutto necessariamente nel pieno rispetto sia delle nuove regole sul bail in sia della compatibilità dell’intervento con la disciplina degli aiuti di Stato.
Il varo del Dl prima di Pasqua consentirebbe al Governo anche di rispettare il termine del 31 marzo indicato dalla legge di stabilità come scadenza entro cui Palazzo Chigi, Mef e Giustizia avrebbero dovuto definire tecniche e modalità di accesso al fondo per i rimborsi e le regole di ingaggio per gli arbitrati affidati all’autorità anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone. Questo schema, però, con il nuovo Dl sarebbe del tutto (o quasi) accantonato, superando in primo luogo la ratio che ha ispirato l’istituzione del fondo da 100 milioni: un intervento umanitario per risarcire, previa verifica, i soli risparmiatori truffati. Il principio che si sarebbe fatto strada è che la mala gestio delle quattro banche (per altro certificata su Banca Etruria proprio due giorni fa dal commissario liquidatore con la lettera di risarcimento inviata agli ex amministratori indagati per fallimento; si veda Il Sole 24 Ore di ieri) lascerebbe poco spazio alla possibilità che i contratti firmati dagli obbligazionisti subordinati siano stati sottoscritti nel rispetto del regole di trasparenza e corretta informazione.
Di qui la decisione di ampliare la platea a tutti o quasi. In che modo? Con l’aumento della dote del fondo di solidarietà per i rimborsi fino a 250-280 milioni, poco al di sotto dei 329 milioni stimati dal Mef nei mesi scorsi. Le maggiori risorse, così come i 100 milioni iniziali della stabilità, arriverebbero tutti dal sistema creditizio, ovvero dal Fondo interbancario di tutela dei depositi e soprattutto dalle plusvalenze che le good bank potrebbero realizzare con la cessione dei crediti d’imposta ereditati dalle quattro banche fallite.
Con una norma ad hoc inserita nel Dl in arrivo, infatti, verrebbe consentito agli istituti sottoposti a procedura di risoluzione di poter cedere i crediti d’imposta generati dalla imposte differite anticipate, cosiddette “Dta”. Secondo le regole attuali la cessione di questi crediti è autorizzata soltanto tra istituti appartenenti allo stesso gruppo (legge 255/2010). Per altro la Banca D’Italia ha già disposto il passaggio all’organo ponte di tutte le poste attive e passive delle banche fallite, ma restano dubbi sulla legittimità del passaggio anche di questi crediti d’imposta. La nuova norma serve dunque anche a legittimare giuridicamente eventuali cessioni di crediti già avvenute fuori da gruppi societari.

Marco Mobili

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