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Banche, inchiesta solo su tre anni di crisi

Decolla la Commissione d’inchiesta sul sistema bancario italiano. Dopo la formalizzazione dei quaranta nomi dei componenti (venti senatori e venti deputati) oggi è previsto l’insediamento, a San Macuto, dell’organismo che avrà gli stessi poteri della magistratura e che potrà lavorare, ragionevolmente, vista la conclusione della legislatura, per due-tre mesi.
Attesa per la nomina del presidente: in pole position Pier Ferdinando Casini, sul quale ci sarebbe l’intesa del Pd renziano che non vorrebbe assumere in prima persona la responsabilità dell’organismo. Ma ostacoli ancora ieri si registravano alla Camera, nell’ambito di Mdp che dispone di due voti decisivi oltre al «no» dei grillini. Tra i contrari alcuni ricordano che il leader centrista si oppose alla legge istitutiva della Commissione giudicando lo strumento una sovrapposizione con il lavoro della magistratura. Dunque non tutto è scontato e la votazione è aperta ad ogni soluzione. Le prime due chiamate infatti prevedono la maggioranza di 21 voti sui quaranta componenti, dalla terza si vota a semplice maggioranza dei presenti e i giochi si riaprirebbero. In caso di flop non mancano altri nomi: dal presidente della Commissione Finanze del Senato Mauro Marino (Pd) a Bruno Tabacci che ha presieduto la Commissione Cirio-Parmalat, all’outsider ex viceministro dell’Economia Enrico Zanetti, a Gian Carlo Sangalli già leader della Cna.
I compiti dell’organismo sono stati definiti per legge: la Commissione dovrà indagare sul sistema bancario italiano durante la recente crisi finanziaria, sulla gestione degli istituti, sul ruolo dei manager e della vigilanza. Un suggerimento politico è giunto ieri dalla mozione approvata alla unanimità al Senato che impegna il governo a varare al più presto sanzioni pesanti per gli amministratori delle banche fallite.
Uno dei primi scogli sarà la definizione dell’arco temporale dell’inchiesta. La legge non definisce gli anni di indagine e già sulla questione ci sono opinioni divergenti: c’è chi vorrebbe far partire l’inchiesta dal 2008-2009, dalla crisi Usa dei subprime, e chi vorrebbe partire solo dal 2014 quando sono precipitati sul nostro sistema bancario gli effetti della crisi greca e della recessione ed è scattata la nuova normativa europea sul bail-in che ha impedito i salvataggi diretti da parte dello Stato. Se passasse il criterio più ampio sfilerebbero davanti ai Quaranta un gran numero di esponenti delle nostre istituzioni: i ministri del Tesoro partirebbero da Tremonti per seguire con Monti, Grilli, Saccomanni e Padoan. In questo caso verrebbe chiamato a deporre anche Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia dal 2005 al 2011. E’ molto più probabile però che si scelga di fare una indagine più mirata incentrando le indagini sui tre casi più clamorosi degli ultimi anni che hanno investito la polemica politica e sollevato le proteste dei risparmiatori e già sufficienti ad impegnare le energie della Commissione: le quattro banche (Etruria, Ferrara, Chieti e Marche); le due popolari venete (Veneto Banca e Popolare Vicenza) e infine del Monte dei Paschi di Siena. Secondo le recenti cifre del Def quest’anno l’esborso dello Stato per risolvere le situazioni di crisi è stato di 10,1 miliardi (4,7 banche venete, 5,4 Mps).
Roberto Petrini
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