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Banche in rivolta contro il Fisco

Troppe tasse, così non ce la facciamo più. Sembra incredibile, ma sono le banche, letto con attenzione il disegno di legge stabilità 2013 presentato dal governo, a mettere le mani avanti. Con un comunicato inviato a tambur battente ieri, l’Abi, l’associazione dei banchieri, al termine della riunione del comitato esecutivo a Palazzo Altieri ha affidato alle stampe il malcontento per le nuove misure messe a punto dal governo guidato da Mario Monti: «Nella media degli ultimi dieci anni le banche italiane hanno registrato una pressione fiscale effettiva superiore di 15 punti percentuali a quella delle banche europee», è la denuncia. «Pur nella piena comprensione dei problemi di finanza pubblica in cui versa in paese, il comitato esecutivo lamenta il nuovo aumento della pressione fiscale sulle banche, che ha raggiunto un livello divenuto ormai insostenibile per le aziende del settore«.

Un avvertimento in piena regola al governo, perché, argomentano i banchieri, le nuove misure messe in campo dall’esecutivo, insieme con quelle già a carico delle banche predisposte dai governi che si sono succedute negli ultimi anni, mettono «in discussione la possibilità per le banche italiane di continuare a sostenere l’economia reale, un modello di attività cui non si vuole in alcun modo rinunciare». Gli istituti, in particolare, lamentano «l’impossibilità di detrarre le rettifiche sui crediti e l’indeducibilità parziale degli interessi passivi, entrambe voci che rappresentano i tipici costi industriali delle banche. Inoltre viene applicata una maggiore aliquota Irap, fin dalla introduzione di questa imposta. L’ultimo ritocco verso l’alto dell’Irap sulle attività di banche e intermediari finanziari risale al luglio del 2011, quando l’allora ministro dell’economia Giulio Tremonti introdusse un’addizionale dello 0,75%. Così l’aliquota è salita al 4,65%. Mentre per quanto riguarda la deducibilità soltanto parziale degli interessi passivi bisogna risalire sempre a Tremonti, che con la sua Robin Hood tax a carico di banche e imprese energetiche decise che gli istituti di credito avrebbero potuto dedurre gli interessi passivi soltanto al 95%, contro il precedente 100%. Di più, il ministro dell’economia stabilì che sul fondo rischi la deducibilità sarebbe scesa dallo 0,4% allo 0,3% Un aggravio di imposte pari a due punti percentuali che non avrebbe spaventato troppo i banchieri in situazioni normali, ma più difficile da sopportare in tempi di recessione e soprattutto di crisi di liquidità come quella cominciata nel 2008 con il crac della Lehman Brothers, poi rientrata ed esplosa di nuovo in Europa sotto forma di crisi legata ai debiti sovrani. Una tempesta che ha messo in grandi difficoltà le banche, tra le principali finanziatrici dei debiti pubblici. Non è un caso che ieri, dopo che il governo di Monti ha deciso con il disegno di legge di stabilità 2013 di rinviare di 5 anni la possibilità di applicare le deduzioni riconosciute alle banche, palazzo Altieri abbia parlato di situazione «difficilmente sostenibile, in quanto impone alle banche di pagare tasse sulle perdite e su utili non realizzati, in un contesto economico che necessiterebbe di banche che siano messe in grado di svolgere a pieno il loro ruolo per la ripresa dell’economia, al servizio quindi di famiglie e imprese». Così il comitato esecutivo, che ha ricevuto dal presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, l’assicurazione che, per il momento al numero uno dell’associazione non è arrivato alcun avviso di garanzia dalla procura della repubbica di Siena per la vicenda Mps-Antonveneta.

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