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Banche in crisi, prelievo forzoso

Prelievo forzoso in arrivo sui conti correnti tedeschi per salvare le banche in difficoltà. Il Parlamento di Berlino ha dato il disco verde a un’iniziativa proposta dal Fondo monetario internazionale ma osteggiata da Bruxelles e Bce: imporre i costi della crisi direttamente ai cittadini più abbienti piuttosto che appesantire ulteriormente il carico fiscale che grava sulle imprese con l’applicazione di nuove imposte.

E così, sulla scorta di quanto fatto, tempo fa, dal governo di Cipro, il parlamento tedesco ha approvato un disegno di legge inserito all’interno del progetto di unione bancaria europea che prevede l’applicazione di un prelievo unificato fisso sui depositi bancari superiori ai 100 mila euro a partire dal 2015 per evitare eventuali default di gruppi bancari nazionali.

Tutto questo, nell’ottica di mettere al sicuro il settore finanziario evitando nuove eventuali crisi di panico.

L’iniziativa, positiva sotto il profilo economico, pone tuttavia un serio problema di carattere morale: è giusto che i correntisti tedeschi siano tenuti a pagare le spese di una eventuale cattiva gestione degli istituti di credito?

Questione quanto mai dibattuta nel corso degli ultimi anni a livello internazionale con il governo Merkel da sempre deciso a limitare l’utilizzo dei fondi europei per il salvataggio del sistema finanziario dei Paesi del Sud Europa prossimi al default come Grecia, Cipro, Spagna e Portogallo.

Forte del supporto del Fmi e degli esperti di Boston consulting group, i tedeschi si sono decisi a dare il buon esempio mettendo in campo, per primi, un modello di autogestione delle crisi finanziarie interne destinato a estendersi al resto dell’Europa. Pochi mesi fa, era stato proprio il Fondo monetario internazionale ad aprire alla possibilità che le autorità europee si indirizzassero verso l’imposizione di un prelievo forzoso del 10% sui conti correnti di 15 paesi dell’area euro.

«Se uno Stato è a rischio default sul proprio debito sovrano non dovrebbe ricorrere ai soldi dei contribuenti europei, né attendere un salvataggio da parte della Bce, ma piuttosto imporre una patrimoniale sulle ricchezze private dei propri cittadini», si legge nel rapporto Monitor delle finanze pubbliche, messo a punto dagli esperti dell’organizzazione di Washington.

«Una patrimoniale una tantum risponde al principio della responsabilità nazionale, secondo la quale i contribuenti sono responsabili degli obblighi assunti dai propri governi prima di poter reclamare solidarietà da altri paesi».

È su questa scorta che, all’inizio del mese, anche il governo spagnolo ha approvato un decreto urgente sulla competitività e la crescita del Paese che prevede l’introduzione di un prelievo alla fonte sui depositi bancari pari allo 0,03%. Il tutto, con effetto retroattivo al primo gennaio 2014. Secondo le previsioni dell’esecutivo iberico, questa manovra dovrebbe consentire a Madrid di recuperare 400 milioni di euro da destinare al sostegno dell’occupazione giovanile.

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