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Banche in bilico, rischio insolvenza

La domanda, quella sarà fatta a prescindere dal risultato del referendum. Un portavoce del governo ellenico ieri sera ha detto che la Banca centrale greca farà richiesta alla Banca centrale europea di innalzare il tetto Ela (Emergency liquidity assistance) sulla liquidità d’emergenza per gli istituti di credito ellenici, che al momento è congelato a 89 miliardi di euro e che di fatto è l’unica fonte di sostegno per Atene dopo che è scaduto il 30 giugno scorso il secondo piano di salvataggio. La richiesta dovrebbe essere esaminata questa mattina dal board della Bce. 
La situazione è molto critica. Una volta chiuse le urne, il ministro delle Finanze Yannis Varoufakis ha incontrato i banchieri e convocato per la tarda serata un vertice con i funzionari della Banca centrale greca. Il capo dei negoziatori della delegazione ellenica, Euclid Tsakalotos, parlando in tv ha annunciato che il governo non ha intenzione di emettere una moneta parallela e riferendosi ai creditori internazionali ha detto di non pensare «che ci cacceranno via dall’euro». Insomma, ha escluso con energia l’ipotesi di una Grexit. Tra le promesse fatte in campagna elettorale a sostegno del «No» c’era anche che le banche avrebbero riaperto al più presto. Era stato promesso un accordo in 48 ore. Secondo media finanziari greci la Banca centrale ellenica potrebbe chiedere alla Bce sei miliardi di liquidità d’emergenza. Mentre il Financial Times riferisce che si sarebbe discusso di un nuovo tetto di 20 euro ai prelievi giornalieri. I bancomat sono al limite della loro capacità. In alcuni casi le banconote da venti euro sono terminate e i greci riescono a prelevare solo 50 euro alla volta invece dei 60 consentiti. In più la viceministra delle Finanze, Nadia Valavani, ha spiegato che i greci non potranno nemmeno ritirare i contanti lasciati nelle cassette di sicurezza delle banche fino a che resta in vigore la restrizione sul movimento dei capitali, che sta creando molti problemi anche alle imprese, ormai in ginocchio (le transazioni internazionali, necessarie ad esempio per rifornirsi di materie prime, sono limitate).
Già venerdì scorso la presidente dell’Unione delle Banche greche, dopo un incontro straordinario con il vicepremier Yannis Dragasakis, il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis e i presidenti e gli amministratori delegati di cinque banche greche (le quatto considerate sistemiche, ovvero Alpha, Eurobank, Nbd e Piraeus, più Attica) aveva lanciato l’allarme spiegando che gli istituti ellenici hanno «un cuscinetto di liquidità» pari a un miliardo di euro e che oggi ci sarebbe stato «un problema serio di finanziamento» delle banche se non verrà alzato il tetto dell’Ela. I prelievi dai bancomat procedono alla velocità di 300 milioni di euro al giorno. A questo ritmo il collasso è dietro l’angolo.
Per ricevere la liquidità di emergenza della Bce le banche elleniche devono essere solvibili, questo è quanto prevede l’Ela. In presenza del vecchio programma di salvataggio, ormai scaduto, le condizioni a cui si finanziavano gli istituti di credito greci erano più vantaggiose rispetto a quanto potranno essere quelle attuali. Venendo meno la «protezione» dell’accordo con i creditori internazionali legata alla liquidità messa a disposizione dal fondo salva-Stati e dal Fmi, qualora decidesse di mantenere l’Ela e di non chiedere la restituzione dei prestiti finora elargiti, la Bce si troverà costretta probabilmente ad aumentare lo «sconto» sul valore dei titoli greci portati in garanzia dalle banche, di fatto tagliando la liquidità d’emergenza. In questo modo la sopravvivenza della banche greche sarebbe davvero questione di giorni.
Tanto più che il capitale degli istituti di credito ellenici è costituito quasi esclusivamente da crediti d’imposta verso lo Stato e da titoli di Stato greci. Quello stesso Stato che è considerato «in arretrato» dal Fmi dopo il mancato pagamento, il 30 giugno scorso, della rata da 1,55 miliardi e che ha altre scadenze nei prossimi giorni, tra cui la più importante è quella da 3,5 miliardi con la Banca centrale europea il 20 luglio. Se Atene fosse insolvente, allora andrebbe in default, con tutte le conseguenze che ciò comporta inclusa un’eventuale uscita dall’euro, che avrebbe dei costi altissimi per tutti. Ieri la Bundesbank guidata dal falco Jens Weidman ha avvertito la cancelliera Angela Merkel che in caso di Grexit le perdite creerebbero un buco non indifferente nel bilancio federale tedesco per i prossimi anni.

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