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Banche, in arrivo i nuovi paletti della Bce

C’è fermento nelle banche italiane. In questi giorni sta entrando nel vivo il processo di revisione e valutazione prudenziale, il cosiddetto Srep. Un acronimo dietro cui si nasconde un’analisi dettagliata, da parte degli ispettori Bce, dei rischi rilevanti a cui le banche sono esposte nel loro business e dei presidi messi in atto per controllarli. A quanto risulta al Sole 24 Ore, nel corso di queste settimane Francoforte sta procedendo con la comparazione “orizzontale” tra le diverse banche a livello europeo (in una logica di armonizzazione dei risultati) ma già tra settembre e ottobre l’Ssm inizierà a comunicare in via riservata i primi esiti agli istituti, mettendo in evidenza le lacune e chiedendo eventuali correttivi. Da lì scatterà il dialogo tra le parti, con le contro-deduzioni delle banche. Tra novembre e dicembre, infine, l’Ssm comunicherà i risultati definitivi ai board.
Il rischio maggiore è che per alcune delle 15 banche italiane finite da novembre scorso sotto la vigilanza diretta della Bce (così come per diverse delle 123 banche europee rientranti sotto il Single supervisory mechanism), si profili la richiesta di misure quantitative relative a liquidità e capitale, ma anche possibili altri correttivi sul fronte della governance interna. Con due conseguenze più evidenti: l’eventuale imposizione di add-on patrimoniali (e la definizione di nuovi requisiti di capitale in termini di Cet 1) rischia di erodere i buffer di capitale che molte delle banche (popolari in primis) hanno faticosamente rigenerato nei mesi scorsi, e potrebbe costringere le banche più fragili a ricorrere a nuovi rafforzamenti. La seconda, più di medio periodo, è che nell’attesa di conoscere gli esiti dello Srep (e capire meglio i rapporti di forza nel comparto), molti istituti potrebbero decidere di rallentare il processo di consolidamento da tempo richiesto (paradossalmente) dalla stessa Vigilanza. Ecco perchè nelle sedi di molte delle maggiori banche popolari italiane – le più coinvolte in un possibile risiko che potrebbe a sua volta assorbire anche Mps e Carige – si guarda con la massima attenzione alle decisioni della Bce.
Nel dettaglio, al vaglio degli ispettori Bce c’è l’analisi approfondita di quattro macro-temi: il modello di business della banca, la verifica dei meccanismi di governance interna, l’analisi del rischio di capitale e dei rischi di liquidità e funding. Per ciascuna area di analisi dello Srep, le banche saranno valutate dalla Vigilanza su un a scala compresa tra 1 e 4, in un processo che sfocerà poi in un giudizio finale complessivo. Più il voto sarà basso, più la Bce chiederà interventi compensativi, maggiori sarà la frequenza e la pervasività delle ispezioni future.
I grattacapi per le italiane potrebbero arrivare anzitutto dall’analisi della governance: all’attenzione della Vigilanza ci sono i processi con cui vengono prese le decisioni internamente ai board e la consapevolezza dei rischi connessi, così come l’analisi degli elementi che possono intaccare l’adeguatezza patrimoniale. Ma il vero banco di prova per gli istituti rischia di essere il capitolo dell’analisi del business model, assoluta novità dello Srep targato Bce per le italiane. Gli ispettori infatti vogliono valutare la solidità della strategia delle singole banche (e su questo punto qualcuno intravede anche il rischio di un’incursione indebita del Supervisore nell’autonomia gestionale del management): Francoforte chiede ai board di dimostrare di poter mantenere una redditività «accettabile» sia nel breve periodo (un anno) che nel medio periodo (3 anni). Un’incognita ulteriore, in questo senso, arriva dal confronto in una cornice europea (peer benchmarking) che la Bce sta attuando silenziosamente in queste settimane: le italiane d’ora in poi saranno chiamate a confrontarsi non più a livello italiano, ma su scala europea, in un gara che, è il timore di qualche banchiere italiano, potrebbe generare qualche sperequazione a svantaggio degli istituti domestici, tipicamente basati su modelli commerciali ed esposti a un’economia che fatica a riprendersi.

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