Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Banche impegnate a fare “pulizia” ma resta bassa la quota del recupero

UniCredit al 27%, Intesa Sanpaolo al 22%, Mps al 21 per cento. E ancora: Veneto Banca al 13% e Banca Popolare di Vicenza al 32 per cento. Le banche italiane stanno facendo “pulizia” di bilanci, ma ancora lentamente. In media 22% degli unlikely to pay si trasforma in crediti deteriorati in base ai dati a fine 2015 (era il 33% l’anno precedente) un segnale del moglioramento della qualità del credito Tuttavia, la crisi finanziaria e di conseguenza il default di molte imprese di piccola e media dimensione hanno visto esplodere negli ultimi anni il problema dei crediti deteriorati. La cartina di tornasole della difficoltà che incontrano le banche nel recupero è che è il ritorno in bonis degli unlikely to pay si ferma al 5 per cento.
Nello studio di PwC che analizza le esposizione creditizie degli incagli e dei crediti ristrutturati delle banche italiane sulla base dei dati disponibili a fine 2015, UniCredit, tra le banche sistema, risulta quella che sta facendo gli sforzi maggiori per liberarsi delle “zavorre”. Intesa Sanpaolo si ferma al 22% e Mps il 21 per cento. Tra le banche di secondo livello guidano la classifica Bnl (34%), Veneto Banca al 13% e Bpvi (al 32%) fino a Banco Desio (al 33%) e Cassa di Risparmio di Cesena al 63 per cento.
Su fronte opposto, è lungo il processo di recupero di quei crediti che danno segnali di difficoltà, soltanto il 5% torna in bonis come media del settore, con picchi per Bpm al 10%, mentre per la Popolare di Vicenza ci si ferma all’1% e Veneto Banca al 3 per cento. Tra le grandi banche, UniCredit e Mps recuperano il 5%, Intesa Sanpaolo e Banco Popolare il 7 per cento. I motivi di queste difficoltà sono sempre gli stessi: una gestione poco attenta di queste voci di bilancio e un sistema giudiziario farraginoso che impiega in media cinque anni in procedure giudiziarie nel recupero dei crediti. Gli sforzi legislativi per rendere più snelle le procedure fallimentari e di recupero devono fare i conti con uno smaltimento di crediti deteriorati pregresso ancora molto elevato.
Soltanto gli unlikely to pay ammontavano a 123 miliardi di euro a metà 2016 con un lieve segnale di contrazione del 3% al 31 dicembre 2015 fatta eccezione della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca che hanno visto crescere questa voce rispettivamente del 4,7% e del 6 per cento. Il 92% dell’ammontare totale degli unlikely to pay al 31 dicembre 2015risulta concentrato nelle prime 20 banche, sempre secondo lo studioPwC.
Il peso di questa voce resta alta tra le banche italiane in un range tra il 30% e il 50% del totale delle non performing exposuresche si aggiungono ai bad loans che pesano tra il 40% e il 60 percento. Secondo PwC, il rischio è che la voce del crediti problematici possa crescere a causa della diversa classificazione che sarà introdotta a partire dal prossimo anno. Un approccio proattivo degli istituti su queste voci di bilancio ridurrà questo rischio.

Mara Monti

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sarà un’altra estate con la gatta Mps da pelare. Secondo più interlocutori, l’Unicredit di And...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«La sentenza dice che non è possibile fare discriminazioni e che chi gestisce un sistema operativo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un nuovo “contratto di rioccupazione” con sgravi contributivi totali di sei mesi per i datori di...

Oggi sulla stampa