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Banche, il piano del fondo Atlante. Sofferenze giù di 80 miliardi

L’obiettivo immediato di Atlante — il fondo privato salva-banche varato lunedì dopo il lungo summit al Tesoro tra governo, banche, assicurazioni, fondazioni e Cdp, presente il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco — è il sostegno agli aumenti di capitale (con quotazione) di Popolare di Vicenza e Veneto Banca da 2,5 miliardi totali. Si vuole evitare che vadano deserti, perché una mancata sottoscrizione — è scritto nelle bozze del progetto — «potrebbe portare a una crisi sistemica»: ovvero bail-in e potenziali perdite enormi per tutte le altre banche — obbligate a intervenire con il Fondo di risoluzione — nonché per gli stessi cittadini-risparmiatori (e in definitiva, anche per il governo).

Per questo motivo il «fondo d’investimento alternativo» lanciato da Quaestio sgr verrà dotato di almeno 5 miliardi, di cui 3 miliardi da versare entro il 28 aprile, così da intervenire nell’aumento della Pop. Vicenza che parte a giorni. In teoria Atlante potrebbe anche prenderne il controllo; tuttavia, secondo i banchieri, la sua stessa esistenza dovrebbe rendere meno rischiosa la sottoscrizione e, dunque, più alti i prezzi delle azioni.

Ma l’obiettivo di medio-lungo termine è l’abbattimento di circa 80 miliardi lordi di crediti in sofferenza nei bilanci delle banche, su un totale di 200 circa a livello di sistema. Il meccanismo individuato è l’acquisto della parte più a rischio («junior») di queste sofferenze, dopo che siano state cartolarizzate. A questo scopo dovrebbero essere destinati circa 3-4 miliardi, ma potrebbero anche essere di più in base a quanto resterà dopo gli aumenti di capitale. In più, secondo alcune fonti, Atlante potrà anche indebitarsi.

Per una banca, poter vendere anche le tranche «junior» delle sofferenze (oltre che quelle «senior», richieste dal mercato), significa fare uscire completamente i crediti in sofferenza dai bilanci. In più Atlante si pone come alternativa ai fondi hedge che hanno avanzato proposte di acquisto delle sofferenze a valori molto bassi (come Apollo per quelle di Carige), attorno al 20% rispetto a un 40% medio nei bilanci. Insomma, pur di far ripartire il mercato delle cartolarizzazioni, oggi in mano ai compratori, Atlante si accontenterà di guadagnare meno e in più anni: la durata del fondo sarà non meno di 6-7 anni.

La Borsa ieri però non ha premiato le banche. Anzi Intesa Sanpaolo e Unicredit — che metterebbero 1 miliardo a testa su un totale di 3 versati dai 13 maggiori istituti (tranne Mediobanca) — hanno perso il 4,1% e il 5,1%. E giù sono andati tutti i bancari tranne Mps (+1,6%) che potrebbe beneficiare di Atlante. «È curioso che non vada mai bene nulla al mercato», commenta Miro Fiordi, ceo di Creval, che parteciperà al fondo: «Se non c’è soluzione al problema delle banche, il mercato va male. Se la soluzione c’è, va male lo stesso. Mi sembra fortemente contradditorio».

Tra i sottoscrittori, la Cdp metterà circa 500 milioni, e altri 500 la Sga (la vecchia bad bank del Banco di Napoli). Il governo non realizzerà norme di sostegno al fondo ma lunedì varerà con il decreto-banche le norme per i rimborsi ai risparmiatori delle 4 banche fallite, le regole per trasferire dalle vecchie alle «good banks» i crediti per le imposte differite e l’accelerazione del recupero dei crediti con una procedura stragiudiziale .

Fabrizio Massaro

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