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Banche, il bail-in detta legge

Sui requisiti minimi di attività assoggettabili a bail-in, l’Europa dà voce alle banche. Fugato ogni dubbio, intanto, sulle obbligazioni senior non garantite, che parteciperanno al salvataggio degli enti in crisi. La definizione del margine di prodotti che gli istituti del credito saranno costretti a emettere per ottemperare al requisito base di passività che soddisfino le norme sul risanamento interno è ora nelle mani delle autorità di risoluzione nazionali, che avranno tempo fino al 15 aprile per rendere noti i dati sulla composizione patrimoniale dei principali gruppi bancari europei. Ciò darà modo al Single resolution board (Srb) di determinare la percentuale esatta (pari almeno all’8%) di fondi e passività ammessi a svalutazione e conversione nel caso di default dell’ente.

Obiettivi del Srb. L’obiettivo dell’azione proposta è triplice: in primo luogo, fornire una panoramica della struttura del passivo delle istituzioni come punto di partenza per la pianificazione del processo di risoluzione; in secondo luogo, dare informazioni sui requisiti patrimoniali applicabili (e sugli strumenti assoggettabili a bail-in che quindi la banca sarà obbligata a emettere); infine, definire il confine di responsabilità delle banche. Nessun ripensamento dunque sulla direttiva europea Bank recovery and resolution directive (Brrd) che ha introdotto lo strumento del salvataggio interno, ma una azione necessaria, che renderà più consapevoli banche e risparmiatori. La Brrd consentirà infatti l’intervento di fondi pubblici statali solo dopo l’azzeramento e la conversione di una soglia pari all’8% del totale del passivo bancario (corrispondente attività della clientela) e per un ammontare massimo pari al 5%. Se a tal punto fossero necessarie nuove risorse, la banca dovrà garantire di avere in pancia altri strumenti «bailinabili». E mentre si discute delle modalità con le quali fornire una corretta informativa alla clientela dei prodotti sottoscritti (con la recente proposta di una diversa colorazione del contratto sottoscritto per grado di alea corso), restano ancora dubbi riguardo al trattamento dei singoli strumenti già nei portafogli della clientela retail e una latente incertezza dei risparmiatori di fronte alla sottoscrizione di nuovi strumenti, specie alla luce del fatto che il bail-in agisce retroattivamente e che dunque su quanto già stipulato ci sia poco da fare.

A proposito, il rapporto pubblicato dal Srb fornisce un quadro generale non solo delle macrocategorie di attività certamente escluse da salvataggio (come già indicate nel testo della Brrd), ma anche l’elenco generale degli strumenti che sicuramente saranno coinvolti. Si ricordi che la difficoltà nell’esprimere a livello europeo una macro divisione in merito ai singoli prodotti nazionali offerti deriva dal differente mercato in cui operano, da una ampia vasta di attività promosse e da un diverso approccio all’investimento.

Ciò che non è escluso. Le specifiche tecniche sulle «liabilities» incluse nel bail-in vedono come prima voce i depositi non coperti da garanzia, che soddisfano il fabbisogno bancario a seconda che siano preferenziali o no. Tralasciando lo step obbligato che vede coinvolti nel salvataggio riserve bancarie, azioni e obbligazioni convertibili, la lista europea procede precisando che il coinvolgimento degli strumenti derivati è da considerarsi solo a chiusura del contratto avvenuta (close-out), così da coprire l’obbligo nei confronti delle controparti contrattuali. Da contestualizzare, poi, l’indicazione del coinvolgimento delle «attività garantite per la parte che eccede la garanzia»: ne sono esempio, nel contesto italiano, gli strumenti pronti contro termine, coinvolti quindi per il solo eccesso di copertura. Agli strumenti strutturati (che legano il proprio andamento a quello di una attività sottostante) e alle obbligazioni subordinate (che per natura stessa del rapporto sono soggette a bail-in), non sfuggono al salvataggio nemmeno le attività senior, che, seppur più qualificate delle junior, nel caso di mancata garanzia esplicita sopperiscono. Concludono lo stock quelle attività «altre», anche non legate all’attività finanziaria (quali, per esempio, proventi da contenzioso).

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