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Banche, i «senior» hanno tenuto E alcuni offrono il 2% più del Tesoro

Lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena e la nazionalizzazione di SNS Reaal, quarta banca olandese, hanno dato una nuova scossa agli equilibri del sistema finanziario europeo.
Ne hanno risentito, ma solo in parte, le quotazioni dei bond bancari, che hanno aumentato i rendimenti di qualche centesimo di punto. «Nella sostanza, tuttavia, le obbligazioni bancarie “senior”, quelle con garanzia assoluta di rimborso del capitale si sono mosse di poco e grazie a rendimenti un po’ più elevati rispetto a quelli dei titoli di Stato sono sovrapesate nei nostri portafoglio», afferma Antonio Mauceri di Augustum Opus Sim.
Se si guarda al dettaglio dei rendimenti (vedi tabella) si può tuttavia constatare che emissioni come il bond Intesa Sanpaolo con scadenza febbraio 2017, o l’emissione di Unicredit rimborsabile nel gennaio 2018, in pratica titoli a cinque anni, con il loro rendimento lordo, rispettivamente, del 3,45% 3,56% offrono una cedola di pochissimo superiore ai Btp di pari scadenza e pagano un premio di rendimento di circa 20 centesimi.
«Effettivamente le due grandi banche “di sistema” italiane, Intesa e Unicredit, offrono rendimenti in linea con i titoli di Stato. Per questa ragione noi sovrapesiamo nei nostri portafogli le emissioni di banche di media dimensione, come ad esempio le popolari, i cui bond hanno cedole di un punto o un punto e mezzo superiori al titolo di Stato di durata corrispondente», afferma Rocco Bove di Kairos Partners. Ne sono un esempio il titolo con scadenza gennaio 2016 emesso dalla Popolare di Milano, che ha uno spread di rendimento di 155 centesimi, quindi oltre un punto e mezzo percentuale, rispetto al Btp di pari durata. Ancora più generosa la cedola lorda del bond rimborsabile nel febbraio 2015 della Banca Popolare di Vicenza, un titolo con vita residua di appena tre anni, che raggiunge il 4,42%, in pratica lo stesso rendimento di un Btp decennale e che offre, rispetto al titolo pubblico di pari scadenza, uno spread di 211 punti base.
Il risparmiatore che desidera avventurarsi al di fuori delle emissioni «senior» si trova esposto a due tipi di rischi. Da un lato ci sono le obbligazioni bancarie non quotate, quelle che vengono offerte in sottoscrizione allo sportello, che generalmente hanno rendimenti inferiori rispetto a quelli medi di mercato e che soprattutto non garantiscono la trasparenza del prezzo di riacquisto nel caso di vendita prima della scadenza. In altre parole, queste obbligazioni saranno sempre riacquistate dalla banca emittente, ma spesso con uno «sconto» di qualche punto percentuale rispetto al valore di rimborso.
All’altro estremo del segmento ci sono invece le obbligazioni «subordinate», emissioni quotate sui mercati regolamentati, di solito di lunga o lunghissima scadenza (talvolta questi titoli sono addirittura “perpetui”, non hanno una scadenza definita) che presentano margini di rischio elevati. Si tratta infatti di forme ibride tra capitale azionario e capitale obbligazionario e in determinate circostanze questi bond potrebbero addirittura non pagare la cedola o, nel caso estremo di un fallimento bancario, rimborsare solo una parte del capitale. «Le obbligazioni subordinate sono strumenti più adatti agli operatori professionali che ai risparmiatori privati. In ogni caso, in questo periodo noi preferiamo i bond subordinati assicurativi, come il titolo Generali “richiamabile” nel 2016, il cui rendimento sfiora il 10%», conclude Mauceri.

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