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Banche, guerra di cifre sugli aumenti

di Alessandro Merli

Si accende la polemica fra Fondo monetario e autorità europee sullo stato di salute delle banche del Vecchio continente e l'impatto che la crisi del debito sovrano nell'eurozona può avere sui bilanci bancari. Secondo una versione preliminare del Global Financial Stability Report, che l'Fmi pubblicherà a fine mese alle riunioni annuali di Washington, una valutazione rispondente ai valori di mercato dei titoli di pubblici di Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Belgio e Italia in portafoglio alle banche ridurrebbe il capitale ordinario di queste di circa 200 miliardi di dollari, un calo del 10-12%. La stima è basata sui prezzi dei credit default swaps, i contratti di assicurazione contro il possibile fallimento, sul debito dei Paesi dell'area euro entrati nel mirino dei mercati.

La settimana scorsa, il nuovo direttore dell'Fmi, Christine Lagarde, aveva affermato al seminario dei banchieri centrali a Jackson Hole, in Wyoming, che le banche europee hanno bisogno di nuovi capitali e che, in caso di necessità, questi debbono essere forniti attraverso interventi obbligatori con denaro pubblico. Alla signora Lagarde avevano subito replicato il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, e il commissario europeo, Olli Rehn. Quest'ultimo ha ricordato tra l'altro che le banche europee sono state sottoposte non più tardi del luglio socrso a uno stress test molto completo.

I mercati finanziari sembrano però allineati con l'Fmi nella loro valutazione sia del debito pubblico europeo sia delle condizioni delle banche. Il primo, soprattutto per quanto riguarda Italia e Spagna, è sostenuto in misura significativa dagli acquisti compiuti dalla Bce nelle ultime settimane. Quanto alle banche, la riluttanza a prestare fondi le une alle altre è tornata a livelli vicini a quelli seguiti al fallimento di Lehman Brothers. Lo spread fra Libor, il tasso del mercato interbancario sulla piazza londinese, e Ois, il tasso overnight, spread che misura la fiducia delle banche nelle loro controparti, si è allargato a 0,64%, poco al di sotto dei livelli toccati per l'ultima volta nell'aprile 2009. Il presidente di Deutsche Bank, Josef Ackermann, pur negando la necessità di ricapitalizzazione obbligatoria per le banche europee e sostenendo che Deutsche è a livelli di capitalizzazione più forti che mai, ammette che i rischi sono in aumento e che soprattutto le banche Usa sono esistanti a fornire liquidità e che le condizioni di raccolta a lungo termine sono difficili. Molte banche dei Paesi in difficoltà dipendono in misura crescente per la propria raccolta dalla liquidità messa a disposizione dalla Bce.

Anche le associazioni delle banche tedesche, sia pubbliche che private, e il ministro del Bilancio francese, Valerie Pecresse, hanno sostenuto ieri che la capitalizzazione è sufficiente. Posizione che era stata ribadita anche dalla European Banking Authority, che ha condotto gli stress test, dopo le dichiarazioni della signora Lagarde. L'Eba appare tuttavia preoccupata delle difficoltà di raccolta delle banche europee e ha elaborato una proposta per utilizzare parte delle risorse dell'Efsf, il fondo europeo salva-Stati, per garantire la liquidità del sistema bancario. La proposta, ancor prima di essere discussa in sede ufficiale, ha già suscitato forti critiche di autorità nazionali, compresa la Bafin, l'ente di vigilanza tedesco.

Le valutazioni del Fondo monetario sulle banche europee sono ancora suscettibili di esser riviste prima della pubblicazione e sono già sottoposte a pesanti obiezioni da parte dei rappresentanti europei nel consiglio dell'Fmi.

La sensazione di disagio sullo stato delle banche europee e sull'intreccio fra crisi bancaria e crisi del debito pubblico è comunque diffusa: nei giorni scorsi l'organismo contabile internazionale Iasb ha criticato l'insufficiente svalutazione dei titoli del debito greco nei conti semestrali delle banche recentemente pubblicati.
 

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