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Banche greche, nuovo ossigeno Bce

La Banca centrale europea ha aumentato per la seconda settimana consecutiva di 900 milioni di euro la liquidità di emergenza (Ela) concessa alle banche greche. Dopo aver sbloccato il tetto la settimana scorsa in seguito all’accordo preliminare fra Atene e i suoi creditori europei, la Bce continuerà probabilmente con piccoli aumenti successivi dell’Ela, secondo fonti dell’Eurosistema, fino al raggiungimento di un’intesa definitiva sul terzo pacchetto di salvataggio e alla ristrutturazione del sistema bancario ellenico.
L’aumento decretato ieri, dopo quello annunciato a sorpresa dal presidente Mario Draghi la settimana scorsa al termine della riunione di consiglio a Francoforte, porta il totale a 90,4 miliardi di euro.
Il riavvio dell’Ela, che procederà ora «quasi con il pilota automatico, salvo imprevisti», secondo una fonte monetaria, e il rimborso da parte di Atene di 4,2 miliardi di euro all’istituto di Francoforte grazie al prestito ponte concesso dai governi europei attraverso il fondo Efsm, non sollevano però la Bce da un ruolo di prima linea nei prossimi sviluppi della crisi greca. Insieme ai rappresentanti delle altre due istituzioni impegnate nel negoziato, Fondo monetario e Commissione europea, gli uomini della Bce stanno riprendendo il lavoro tecnico ad Atene. L’obiettivo è di chiudere il terzo salvataggio entro il 20 agosto, quando fra l’altro scadono altri 3,2 miliardi di euro di bond greci acquistati dalla Bce fra il 2010 e il 2012.
Lo sblocco della liquidità di emergenza ha consentito la riapertura degli sportelli bancari in Grecia (la cui chiusura era stata di fatto imposta a fine giugno dal congelamento dell’Ela, ormai esaurita a fronte della continua fuga dei depositi), ma i limiti ai prelievi, anche se ora su base settimanale e non più giornaliera, e i controlli sui capitali restano. Fonti dell’Eurosistema si dicono certe che questo stato di cose sia destinato a permanere per diversi mesi, fin quando non sia stata avviata la normalizzazione del sistema bancario ellenico. Questo è stato colpito dalla concomitanza di una serie di fattori negativi, dalla fuga dei depositi, al crollo dei prestiti interbancari, al forte aumento delle sofferenze a causa della nuova recessione in cui è precipitata l’economia, aggravata dalla chiusura temporanea delle banche.
Anche se la Bce continua a dichiarare solvibili le banche greche (è uno dei due requisiti, insieme alla disponibilità di collaterale, per continuare a fornire l’Ela attraverso la Banca centrale nazionale), la loro situazione verrà valutata nuovamente nei prossimi mesi. La Bce, questa volta nella sua funzione di organo di vigilanza, compirà attraverso il suo braccio di supervisione un nuovo stress test che aggiorni quello dello scorso ottobre. La valutazione dovrebbe iniziare a settembre e durare un paio di mesi. A quel punto, la Bce dichiarerà quali sono le necessità di capitale delle banche greche e se dovranno essere soddisfatte attraverso aumenti sul mercato, oppure attraverso dismissioni e fusioni. Non è ancora chiaro se si renderà necessario il bail-in dei depositi non coperti da garanzia, cioè la loro trasformazione in capitale, o congelamento. Analisti del settore bancario osservavano nei giorni scorsi che, dopo questo processo, delle quattro grandi banche potrebbero restarne due. La ricapitalizzazione, secondo i piani, dovrebbe esser avviata alla fine di quest’anno o all’inizio del 2016. A quel punto sarebbe possibile per gli istituti di credito ellenici emanciparsi dalla liquidità di emergenza e tornare ad avere accesso ai finanziamenti normali della Bce, mentre per la Grecia potrebbero aprirsi le porte dell’acquisto del suo debito in base al Qe. Ma le tappe da percorrere senza commettere errori sono ancora molte prima di raggiungere questo obiettivo.

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