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Banche già in linea con Basilea 3, ma scatta l’allarme Brexit

Se è vero che, come dice l’Eba, le banche non sono pronte alla Brexit, di positivo c’è che a distanza di dieci anni dallo scoppio della grande crisi finanziaria le banche globali dimostrano di aver fatto grandi passi in avanti sul fronte del rafforzamento patrimoniale. Tanto da risultare in netto anticipo rispetto alla road map prevista da Basilea III. A scattare la fotografia è la Banca internazionale per i regolamenti (Bri), nota anche come la banca centrale delle Banche centrali globali. Che nel suo report annuale evidenzia come all’appello manchino infatti “solo” 28 miliardi di euro di capitale perché nel complesso le banche internazionali monitorate (circa 77) siano in regola con le richieste patrimoniali previste a regime, nel 2022, quando ci sarà la piena attuazione di Basilea 3.
Nel report la Bri evidenzia i punti di forza (e di debolezza) delle grandi banche globali sistemiche. Come noto, l’accordo di Basilea 3 si è sviluppato in due fasi. La prima, iniziata nel 2010, si è concentrata sul rafforzamento della solidità dei requisiti patrimoniali. La fase 2, chiusa a dicembre 2017 dopo una lunga trattativa, si è invece incentrata sull’analisi dei modelli interni usati dalla banche nell’ottica di una loro comparabilità. Il grosso degli elementi di Basilea III sarà pienamente in vigore tra quattro anni, mentre la fase 2 (in particolare il cosiddetto output floor sui modelli interni) entrerà in vigore nel 2027.
In questa cornice, segnala la Bri, la condizione delle banche è confortante. Le ultime revisioni della fase 2 generano un deficit di capitale «limitato», spiega il report. Le carenze di capitale tra le grandi banche sono infatti stimate in 27,9 miliardi di euro, meno dell’1% del capitale Cet1 combinato di questi istituti. E «la stima (che si basa sui bilanci di fine 2015, ndr) probabilmente sopravvaluta il vero deficit – spiega la Bri -, in quanto non tiene conto del modello di business delle banche o degli aggiustamenti di portafoglio» varati nel frattempo. Per gli analisti «le banche hanno già completato la maggior parte degli adeguamenti agli standard prima del previsto». Una ragione chiave, spiega Claudio Borio, capo del Dipartimento Economico e monetario della Bri, «è costituita dalle aspettative del mercato. I requisiti a regime sono diventati il benchmark per l’investitore e le banche con carenze devono così fare fronte al pressing del mercato». L’altro motivo è rappresentato «dall’aumento dell’uso delle prove di stress da parte delle autorità di vigilanza, che spesso si basano sulle metriche normative pienamente attuate».
I dati Bri evidenziano come le tendenze nei bilanci aggregati si mostrino allineate agli obiettivi della riforma: il capitale è maggiore e di migliore qualità; le banche fanno meno affidamento ai finanziamenti a breve; hanno maggiori riserve di liquidità; si spostano verso modelli di business più orientati al retail, relativamente stabili.
I fronti su cui lavorare, sia chiaro, non mancano. «Il tema degli Npl continua ad essere di massimo rilievo, e su questo occorre continuare a lavorare», evidenzia Borio. Altro tema di preoccupazione «è costituito dal fenomeno del “window dressing“»: usando i Repo, ad esempio, alcuni dei maggiori istituti bancari potrebbero “mascherare” le vere dimensioni dei loro bilanci, contraendoli «in modo sostanziale a fine trimestre per far rientrare i propri indici di indebitamento (leverage ratio) più nettamente al disotto dei limiti imposti dai regolatori alla data di reporting».
Ma tra i fronti di preoccupazione per gli istituti c’è anche la Brexit. La denuncia in questo caso arriva dall’Eba, secondo cui le banche europee devono fare di più per prepararsi allo scenario di una Brexit che non preveda un accordo di recesso o un periodo di transizione. A dirlo è l’Eba, che chiede alle autorità competenti di assicurarsi che i gruppi bancari compiano i passi necessari. In particolare l’Eba ricorda di accelerare su più fronti: le banche devono chiedere i permessi alle autorità in tempo, identificare i rischi sul mercato della raccolta, porre attenzione agli obblighi dei contratti esistenti, derivati in primis. Così come vanno comunicati ai clienti i rischi connessi alla procedura.

Luca Davi

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