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Banche, gara milionaria per il «tesoretto» di Cedacri

È gara aperta per entrare nel capitale di Cedacri, società di outsourcing di servizi finanziari, detenuta da una ventina di banche italiane. Secondo quanto confermato da diverse fonti al Sole 24Ore, tramite gli advisor Rotschild e Kpmg il gruppo avrebbe raccolto l’attenzione di una ventina di investitori interessati ad acquisire una partecipazione di minoranza della società. Al momento una decina di essi sarebbero rimasti in corsa. Tra questi, a quanto risulta, ci sarebbero soggetti finanziari come il Fondo Strategico Italiano, Pimco, Carlyle e Advent (con Engineering), ma anche operatori istituzionali del calibro del fondo del Qatar. In lizza non mancherebbero però anche investitori di taglio più industriale, che mirerebbero a integrare la loro attività di base con quella di Cedacri. Tra questi, a quanto risulta al Sole, sarebbero in corsa Ibm, Accenture e Capgemini.
Lunedì dovrebbero essere esaminate dagli azionisti le offerte non vincolanti, così da selezionare le più interessanti e arrivare a settembre con una short list di proposte vincolanti. Come detto, a finire sul mercato sarà una quota di minoranza, compresa tra il 20 e il 40%, visto che da parte della proprietà non c’è alcuna volontà di perdere il controllo del gruppo, ritenuto strategico. Cedacri Spa, che oggi offre in outsourcing servizi per circa 150 tra istituzioni e assicurazioni italiane, nel 2016 ha registrato un fatturato in crescita del 7%, a 225 milioni, con un Ebitda di 30 milioni circa. Secondo le stime raccolte sul mercato, il 100% del gruppo viene valorizzato tra i 2-300 e i 5-600 milioni.
Una forchetta ampia, frutto di diverse valutazioni prospettiche. La decisione di cedere un pacchetto di minoranza arriva a distanza di diversi mesi dal rifiuto di un’offerta totalitaria arrivata nei mesi scorsi da parte di un grande fondo. Oggi, pur a condizioni diverse, il tema dell’apertura del capitale a un investitore esterno potrebbe tornare d’attualità per la miriade di banche che controllano il gruppo. Tra queste spiccano Banca Mediolanum (15,6%), Banca Popolare di Bari (8,2%), Cassa di Volterra (8%), Cr Asti (7,86%), Unipol Banca (7,5%), Banco Desio (7,12%), Bper (che ha acquisito la quota di Carife, 6,5%), CariBolzano (6,5%), Ubi (a cui è andata la quota di B. Etruria, 4,6%), Banca del Piemonte (4,2%) e Credem (3,9%). Ancora non è chiaro come sarà “spalmata” sui soci la quota da cedere, visto che peraltro lo statuto prevederebbe un diritto di prelazione per i soci attuali in caso di vendita di quote. Non è escluso che l’ingresso di un socio forte in Cedacri apra le porte a un potenziale risiko nel settore dei gruppi che forniscono It alle banche, in vista di un possibile consolidamento. Sul mercato si guarda a un soggetto come Cse, con cui in passato Cedacri aveva stabilito contatti. Così come Sec Servizi, consorzio che aveva le due banche venete tra i principali azionisti (e clienti).

Luca Davi

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