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Banche, fusioni a rilento

Anche con la vigilanza unica sono mancate le aggregazioni bancarie: lo ha detto Ignazio Angeloni, membro del consiglio di vigilanza della Bce, durante una conferenza alla Goethe University di Francoforte. «Una regolamentazione non livellata scoraggia l’integrazione del settore bancario. L’aspettativa era che l’introduzione della vigilanza sotto un unico tetto avrebbe innescato una nuova ondata di integrazione bancaria nell’area dell’euro, sotto forma di attività bancarie transfrontaliere, filiali, fusioni e acquisizioni, con benefici derivanti da una maggiore concorrenza nella fornitura di servizi bancari. Questo non è successo».Tra i fattori critici Angeloni ha citato la frammentazione legale, le incertezze che circondano il completamento dell’Unione bancaria e, in particolare, l’assenza di un’assicurazione sui depositi a livello comune. «Per i gruppi bancari l’espansione transfrontaliera ha senso solo se la liquidità e le risorse di capitale possono essere allocate in modo flessibile. Nonostante gli sforzi compiuti dalla vigilanza bancaria della Bce per armonizzare le opzioni e le discrezionalità disponibili nel diritto dell’Unione, nell’Unione bancaria ciò è possibile solo in misura molto limitata».

A proposito dell’obiettivo di regole uniformi, il membro della Bce ha precisato che per portare a termine l’Unione bancaria «occorreranno ulteriore energia e determinazione, soprattutto nella sfera politica, aggiungendo le parti costitutive che ancora mancano e costruendo una base legislativa più forte. Sono convinto che ci arriveremo. Speriamo che la strada non sia troppo tortuosa e pericolosa. Sono passati cinque anni da quando è stato lanciato il Ssm (Meccanismo di vigilanza unico, ndr). Le banche dell’area dell’euro sono diverse e decisamente migliori di quelle di allora. Nel frattempo anche l’ambiente economico è cambiato. I rischi che le banche dovranno affrontare in futuro non saranno gli stessi che hanno affrontato finora. Infine, siamo sull’orlo di un cambio di leadership ai vertici della vigilanza bancaria della Bce».

Intanto, a cinque anni dalla costituzione del Ssm, «la riduzione del rischio è stata raggiunta in larga misura, ma la costruzione di un quadro di sicurezza efficace a livello di area euro, compresa la cornice di risoluzione comune e di assicurazione dei depositi, è in ritardo. Ciò rende l’intera costruzione squilibrata e pone un onere e un rischio più elevati nella supervisione quotidiana». Secondo Angeloni la crisi degli ultimi anni ha evidenziato «la ben nota fragilità a doppio senso nel settore finanziario dell’area dell’euro: i titoli sovrani erano esposti al rischio bancario e le banche erano esposte al rischio sovrano. Qualunque sia il nesso di causalità, la stabilità rischia di essere compromessa».

In conclusione, ha rilevato Angeloni, gli obiettivi per la risoluzione del capitale, requisiti minimi per i fondi propri e le passività ammissibili, o Mrel, sono stabiliti dal comitato di risoluzione unico, ma saranno introdotti gradualmente. Le lacune legislative permangono in settori chiave. Manca il cosiddetto terzo pilastro della rete di sicurezza, l’assicurazione europea dei depositi. Il lavoro non manca.

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