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Banche, fuga da Brexit Fino a dodici mesi per la licenza Eurozona

«L’euro è irrevocabile. Questo principio è sancito dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Di conseguenza, non è appropriato che la Bce conduca una riflessione su ipotesi non previste dal Trattato». Lo ha scritto chiaro e tondo il governatore della Bce Mario Draghi in una lettera inviata ieri a un gruppo di parlamentari europei, tra cui gli italiani Laura Agea e Marco Valli, entrambi del Movimento 5 Stelle.
Tra le altre novità arrivate ieri da Francoforte anche qualche linea guida in merito alla Brexit. Nella guida pubblicata dalla Vigilanza unica europea dal titolo “Spostarsi verso l’area dell’euro”, la Bce precisa che le banche che decideranno di trasferire attività verso l’Eurozona per effetto di Brexit dovranno aspettare circa sei mesi per ottenere una decisione dalla Bce in merito alla licenza e il processo potrebbe andare avanti fino a un massimo di 12 mesi.
Nel giorno in cui la Bce sancisce l’irrevocabilità della moneta unica – a cinque anni di distanza dal «whatever it takes» di Draghi – la contabilità del bilancio di Francoforte rileva che gli asset in pancia all’istituto hanno ormai raggiunto il livello più alto di tutti i tempi, oltre 4mila miliardi di euro (4,116 miliardi). Questo perché la Bce sta continuando a comprare titoli nell’ambito del programma di quantitative easing avviato a marzo 2015. Comprando titoli gli asset in bilancio della banca si gonfiano. E continueranno a gonfiarsi perlomeno fino a fine 2017, quando al momento è prevista la fine del “Qe”. Va però detto che la gran parte degli analisti si aspetta che la Bce prolunghi il piano di espansione monetaria almeno fino a metà 2018. Magari riducendo (tapering) l’ammontare mensile degli acquisti rispetto agli attuali 60 miliardi (che a loro volta sono già frutto di un taglio rispetto agli iniziali 80 miliardi).Lo ha lasciato più volte intendere lo stesso Draghi indicando che ci sono segnali di miglioramento dell’economia e dell’inflazione, ma non tali da poter sostenere che rimarranno al momento strutturali senza l’aiutino in corso della politica monetaria. Lo si evince dal tasso di inflazione che a marzo nell’Eurozona ha evidenziato segnali di rallentamento (1,5%) rispetto a febbraio (2%). Anche quella di medio periodo (fra cinque e per i successivi cinque) è calata all’1,58% rispetto all’1,8% di febbraio.
A questo punto lo scenario più probabile – confermato anche da un report di Morgan Stanley – vede la Bce interrompere il piano di acquisto di titoli a metà 2018 e poi da settembre iniziare ad alzare i tassi. Partendo dal tasso sui depositi (depo rate). Il mercato sconta che la Bce rialzi questo tasso di 10-15 punti base a settembre 2018.

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