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Banche francesi ancora sotto pressione

di Marco Moussanet 

In una giornata da dimenticare, con tutti i titoli del Cac40 che scendono di oltre il 4,5% e non si salvano neppure i bei nomi del lusso (Ppr ha perso il 6,4% e Lvmh il 6,1%), sono ancora una volta le banche a guidare la corsa al ribasso della Borsa francese. Société Générale ha fatto peggio di tutti, con una caduta del 9,6%, seguita a un'incollatura dal Crédit Agricole, che lascia sul terreno il 9,5 per cento. Un po' meglio ha fatto Bnp Paribas, che ha perso "solo" il 5,7 per cento.

La flessione nell'ultimo mese è compresa tra il 19 e il 25%, quella degli ultimi tre mesi tra il 54 e il 58%, nettamente superiore all'indice di settore dell'eurozona.

Quello delle banche francesi continua a essere insomma uno dei temi di fondo dell'ondata di panico che giorno dopo giorno si riversa sui mercati. E si moltiplicano le voci, ufficialmente smentite con vigore, di una ricapitalizzazione forzata, se non addirittura di una parziale nazionalizzazione, con un aumento di capitale ad hoc. Stando ai rumor, Eliseo e Governo starebbero lavorando a un piano, osteggiato dalla Germania, che prevederebbe una ricapitalizzazione coordinata delle banche della zona euro, francesi in testa, a carico del nascente Efsf, il Fondo di stabilità. Un modo per rispondere adeguatamente e tempestivamente a un default greco che molti danno ormai per inevitabile.

A puntare il dito sulle banche francesi ci ha pensato ieri anche il direttore generale del fondo americano Pimco, Mohamed El-Erian, che in un blog sul sito del Financial Times è stato impietoso: «Ci sono tutti i segnali – scrive – di una crescente sfiducia degli investitori istituzionali nei confronti degli istituti di credito francesi. Se questa situazione si protrarrà le banche non potranno che porvi rimedio in modo drastico e disordinato, spingendo gli investitori privati a seguire l'esempio degli istituzionali. L'Europa si troverebbe allora in una crisi bancaria profonda che provocherebbe un'altra recessione».

Lo stesso Financial Times aveva suscitato nuovi timori con un articolo su Bnp Paribas, in procinto di inviare una missione in Qatar e Abu Dhabi alla ricerca di capitali per circa 2 miliardi.

La banca ha seccamente smentito, ricordando per l'ennesima volta le cifre che confermerebbero la sua solidità. A partire dalla capacità di assorbire senza problemi un'ulteriore svalutazione (al 55%) dei bond greci. E forse grazie a questa reazione ha limitato i danni in Borsa.

Ma i numeri, in questa situazione di mercato, contano ormai poco. Prevalgono timori e diffidenza. Nei confronti di una Société Générale che non avrebbe ancora archiviato i problemi di fondo evidenziati dal caso Kerviel. Di un Crédit Agricole che deve affrontare la spina della sua banca greca, Emporiki, e che ha in pancia poco meno di 9 miliardi di debito sovrano dell'Italia (dov'è presente con Cariparma). Di una Bnp Paribas che sull'Italia, dove controlla Bnl, è addirittura esposta per oltre 20 miliardi.
 

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