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Banche francesi ancora a picco

di Marco Moussanet

La Borsa di Parigi ha chiuso in leggero rialzo, con il Cac40 salito dell'1,5% a 2.984 punti, ma per le banche francesi è stata un'altra giornata no, l'ennesima. Bnp Paribas ha fatto segnare un calo del 6,5% (-49% negli ultimi tre mesi), caratterizzandosi come il peggior titolo dell'indice principale. Société Générale è scesa del 3% (-55% sui tre mesi) e Crédit Agricole del 2,1% (-52%). Continuano infatti a pesare i timori di una fragilità strutturale degli istituti di credito francesi, mentre cominciano ad alzarsi le voci di una possibile ricapitalizzazione e addirittura, nonostante le smentite ufficiali, di una parziale nazionalizzazione.

Certo non ha fatto bene la decisione di S&P di declassare il debito sovrano dell'Italia. Anche se la notizia era attesa, e sostanzialmente anticipata dal mercato, resta il fatto che Bnp Paribas, che controlla Bnl, ha un'esposizione sulle obbligazioni italiane per circa 21 miliardi. E Agricole, che controlla Cariparma, per poco meno di 9 miliardi. In Borsa è inoltre rimbalzata l'informazione, diffusa dal quotidiano economico cinese 21 Shiji Jingji Baodao, secondo cui la Bank of China, una delle quattro grandi banche commerciali del Paese, avrebbe deciso di interrompere le operazioni di contratti a termine (forward) sui cambi e gli swap valutari con alcune banche europee. Si citano esplicitamente i tre principali istituti francesi e la svizzera Ubs, al centro di uno scandalo che le è costato 2,3 miliardi di dollari. Nessuna banca ha confermato la notizia – tutte si sono trincerate dietro un "no comment" – che però sembra credibile. Tanto più che nel 2008, in piena crisi finanziaria, gli istituti cinesi avevano sospeso proprio le loro operazioni sui cambi con gran parte delle banche straniere. Nel caso specifico di SocGen qualche problema lo ha certo creato l'articolo del Financial Times che dava conto della decisione del colosso tedesco Siemens di spostare depositi per circa 500 milioni dalla banca francese alla Bce. Siemens fa parte infatti del ristretto club di grandi multinazionali che hanno la possibilità di depositare direttamente del cash presso la Banca centrale europea, dove il gruppo avrebbe in questo momento depositato una cifra compresa tra i 4 e i 6 miliardi. Nell'articolo del quotidiano economico inglese non c'era il nome della banca francese, che però è emerso molto rapidamente. Anche se le fonti più vicine al dossier fanno notare che l'iniziativa di Siemens risale all'inizio di luglio, quando ancora non erano neppure stati diffusi i risultati degli stress test degli istituti europei, e non ad agosto, quando è iniziato il periodo nero delle banche, in particolare francesi. Le stesse fonti sottolineano inoltre che le motivazioni sono probabilmente più legate al maggior rendimento garantito dalla Bce, e quindi alla strategia d'investimento di Siemens, che non a timori sulla solidità della banca della Défense guidata da Frédéric Oudéa. Nel pomeriggio c'è stata infine una notizia, certo minore ma indicativa del clima, che ha ulteriormente contribuito a deprimere l'andamento dei titoli dei grandi istituti francesi. Marc Simoncini, fondatore e tuttora azionista (con il 7%) del sito Meetic, ha detto in un'intervista radiofonica che i nuovi proprietari, gli americani di Match.com, hanno sollecitato un trasferimento della tesoreria della società dalle banche francesi a banche americane. Il direttore generale di Meetic, Philippe Chainieux, pur avvertendo che per ora non è stata presa alcuna iniziativa concreta, ha confermato l'informazione.

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