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Banche e fondi pronti a spostarsi la Catalogna allarma gli investitori

La borsa rimbalza, lo spread scende, gli azionisti respirano ma dopo la grande paura di mercoledì, lo strappo annunciato fra Madrid e Barcellona rimane il principale fattore negativo di una economia, quella spagnola, che ancora cresce a ritmi più alti rispetto a molti dei suoi partner dell’Unione. E, probabilmente, non è neppure un caso che le cose siano andate meglio dopo l’annuncio che la Corte costituzionale aveva ordinato di sospendere la seduta del Parlamento catalano. Lo spettro di lunedì prossimo quando la maggioranza secessionista avrebbe dovuto votare l’avvio del distacco catalano. In Borsa le azioni delle banche che sono cresciute di più, Sabadell (+6,1) e CaixaBank (+5,1), appartengono non a caso a due istituti che hanno già annunciato il trasferimento delle loro sedi centrali fuori dalla Catalogna. Sabadell ha riunito il Consiglio di ammistrazione ieri pomeriggio per preparare lo spostamento ad Alicante, CaixaBank vuole farlo nei prossimi giorni, magari verso le Baleari. Il problema degli istituti di credito è assicurarsi di conservare, nel caso di una dichiarazione di indipendenza, l’ombrello protettivo della Bce. Il grande tallone d’Achille dei leader secessionisti catalani che agita tutti gli agenti economici è proprio l’uscita forzosa dall’Europa, destinazione già scritta di una rottura non concordata con lo Stato spagnolo come quella che sembra sempre più probabile in queste ore. Lo ha ricordato di nuovo ieri il commissario Ue per l’economia Pierre Moscovici: «Una Catalogna indipendente non sarebbe membro dell’Europa ».
Così, mentre il vicepresidente catalano, Oriol Junqueras, assicura che «non c’è alcuna fuga di aziende», alcuni segnali lasciano temere il contrario. Un esempio: era abbastanza sorprendente martedì vedere la striscia luminosa dei titoli alla Borsa di Madrid tutti in rosso tranne pochissimi. In verde era “Oryzon”, azienda biotecnologica nata in Catalogna ma che di fronte alle incertezze di questi mesi ha già trasferito il suo stabilimento a Madrid. Il tessuto economico catalano è sempre stato il più solido e energico della Spagna ma l’imprevedibiltà dei prossimi mesi sta modificando lo scenario. L’export catalano è il più importante del Paese ma ora numerose aziende stanno valutando opzioni diverse. Come anche i fondi di investimento esteri che, in qualche caso, iniziano a ritirare i loro attivi in attesa degli eventi. E il governo Rajoy sta studiando un decreto per rendere più facile la procedura per le aziende che vogliano lasciare la Catalogna. Altro guaio che dovrebbe preoccupare il presidente Puigdemont e il suo governo è la situazione del debito regionale. Un report di Standard&Poor’s minacciava in questi giorni un nuovo taglio del rating dei bond locali. Da “B” a “B-“ e con prospettiva negativa. Tanto che i commenti più astiosi da Madrid erano così: «I bond catalani come quelli del Ruanda e del Camerun». Altro rumor pericoloso che corre nel mondo economico è l’ipotesi di un prelievo forzoso nei conti correnti dei catalani in un eventuale giorno dopo l’indipendenza: «Altrimenti il giocattolo di Puigdemont dovrebbe dichiarare fallimento subito».

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