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Banche, fisco sopra al 40%

Gli enti creditizi e finanziari e le assicurazioni hanno versato l’acconto Ires e Irap per il 2013 nella misura del 130% e sono soggetti, per lo stesso anno, al pagamento di un’addizionale Ires dell’8,5% per effetto dell’articolo 2 della legge 133 del 2013.
La circolare 15/E del 2014 individua i soggetti interessati confermando, in buona sostanza, che l’addizionale non interessa le holding industriali, che non redigono il bilancio con lo schema di cui al Dl 87/1992 (si veda anche la circolare del Consorzio studi Intesa Sanpaolo numero 1 del 2014).
Le holding interessate alla maggiorazione, infatti, sono solo quelle la cui attività esclusiva o principale consista nella detenzione o nella gestione di partecipazioni in enti creditizi o in imprese finanziarie o nell’assunzione di partecipazioni finalizzata a successivi smobilizzi (la cosiddetta attività di “merchant banking”).
La circolare cita anche altri soggetti che potrebbero subire l’addizionale. Fra questi, le società la cui attività principale o esclusiva sia costituita dal rilascio di garanzie e di impegni di firma; dallo svolgimento di operazioni per proprio conto o per conto della clientela in strumenti di mercato monetario (assegni, cambiali, certificati di deposito, ecc.), valori mobiliari , cambi, strumenti finanziari a termine e opzioni, contratti su tassi di cambio e tassi d’interesse; dalla consulenza alle imprese in materia di struttura finanziaria, di strategia industriale nonché dalla consulenza nel campo delle concentrazioni e dell’acquisizione di imprese.
Anche la circolare 15/E evidenzia come, di fatto, per il 2013 l’aliquota dell’imposta sul reddito delle imprese bancarie finanziarie e assicurative sia del 36% (l’aliquota vigente nel 2001). Considerata l’Irap, l’imposta supera di norma il 41 per cento.
L’addizionale, ricorda la circolare, non è dovuta sul maggior imponibile determinato dalle variazioni in aumento operate in forza dell’articolo 106, comma 3, del Tuir, che prevede il differimento in cinque esercizi delle svalutazioni dei crediti risultanti in bilancio derivanti da operazioni di erogazione del credito alla clientela. In realtà, le variazioni in aumento di cui all’articolo 106 del Tuir riguardano anche le perdite su crediti realizzate, diverse da quelle derivanti dalla cessione dei crediti, e non solo le svalutazioni (si veda la circolare 14/E del 2014).
Per quanto ovvio, è stato opportunamente confermato che non devono essere, invece, neutralizzate le variazioni in diminuzione relative a svalutazioni crediti operate in esercizi antecedenti al periodo d’imposta 2013. La norma, che esclude dalla base di calcolo dell’addizionale le variazioni in aumento derivanti dall’applicazione dell’articolo 106, comma 3 del Tuir, intende, infatti, evitare un’eccessiva penalizzazione per i contribuenti; se non si includessero nella base imponibile dell’addizionale le variazioni in diminuzione riguardanti le svalutazioni dei crediti pregresse questo obiettivo sarebbe depotenziato.
Per le società che appartengono a un consolidato fiscale l’addizionale deve essere essere applicata autonomamente. Quindi ai fini dell’addizionale non è possibile compensare i redditi imponibili di alcune società con le perdite di altre.
Aggiungiamo che un problema analogo si pone in sede di applicazione dell’articolo 96, comma 5 bis del Testo unico in base al quale gli interessi passivi, per le banche, alcune finanziarie e altri soggetti, sono deducibili nella misura del 96%, ma sono integralmente deducibili se maturano nei confronti di altri soggetti partecipanti al consolidato fiscale sino a concorrenza degli interessi passivi da questi maturati nei confronti di soggetti estranei al gruppo.
La rettifica che consente la deduzione integrale degli interessi infragruppo, tuttavia, viene operata nel quadro Cnm di Unico, in sede di determinazione del reddito imponibile consolidato e quindi non ha effetto ai fini dell’imposta addizionale.
Nei casi di opzione per la trasparenza fiscale, il soggetto partecipato deve assoggettare autonomamente il proprio reddito imponibile all’addizionale e versa la relativa imposta, mentre il soggetto partecipante, in caso di applicazione dell’addizionale, non deve tener conto del reddito imputato per trasparenza dalla società partecipata. Anche in questo caso, le perdite delle partecipata non sono utilizzabili dalla partecipante per l’addizionale.

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