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Banche, fidi non utilizzati più cari

La parte dei fidi non utilizzata per essere tenuta a disposizione in caso di occorrenza (margini disponibili) rischia di diventare più onerosa per le banche e, conseguentemente, per le imprese.
È uno degli effetti negativi della seconda proposta di revisione dell’accordo sui requisiti patrimoniali delle banche, meglio conosciuto come Basilea 4, la cui consultazione si è chiusa lo scorso mese di marzo.
I rischi
Il documento nel riesaminare il metodo standardizzato per la determinazione delle attività ponderate a fronte del rischio di credito (Rwa) si interroga sulla reale rischiosità di tale forma tecnica. Ovvero, sull’esistenza di elementi sostanziali che potrebbero comportare l’impossibilità effettiva da parte degli istituti di credito di revocare la quota non utilizzata delle linee di credito concesse, seppure in presenza di una facoltà contrattuale giuridicamente valida da parte della banca di rientro dai fidi accordati.
Secondo il comitato di Basilea, i margini disponibili risulterebbero più rischiosi e, quindi, non dovrebbero più beneficiare ai fini della determinazione dei requisiti di capitale delle attuali condizioni favorevoli.
I fattori di conversione Cfc
Con il metodo standardizzato di calcolo dei requisiti di capitale, lo strumento tecnico per raggiungere questo obiettivo è l’aumento dei fattori di conversione creditizia (Ccf). Ossia il rapporto tra la parte disponibile della linea di credito che potrebbe essere utilizzata (e che in caso di default si tramuterebbe quindi in un’esposizione) e la parte non utilizzata della stessa. Con conseguente richiesta di più capitale per far fronte alle situazioni di difficoltà dei propri clienti.
Dal quadro proposto emerge un innalzamento dei fattori di conversione creditizia a rischio basso il cui valore vigente è pari a zero. Questa categoria include gli impegni che sono revocabili incondizionatamente in qualsiasi momento e senza preavviso, o provviste di clausola di revoca automatica in seguito al deterioramento del merito di credito del debitore. L’incremento più rilevante riguarderebbe in particolare le esposizioni verso soggetti non retail (al dettaglio), ovvero quelle verso Pmi con un importo complessivo superiore a 1 milione e a tutte le esposizioni verso le imprese di maggiore dimensione (corporate). In questo caso, infatti, il fattore di conversione passerebbe da zero a 50-75%. Nel caso di esposizione verso la clientela retail il fattore di conversione passerebbe, invece, da zero a 10-20%. Sempre con riferimento al segmento non retail, un incremento di ponderazione più contenuto è stato proposto per gli impegni revocabili incondizionatamente con scadenza entro l’anno (da 20% a 50-75%) e superiori ad un anno (da 50% a 50-75%).
Le conseguenze
L’eventuale concretizzarsi della proposta del Comitato con il drastico innalzamento degli assorbimenti patrimoniali dei margini di fido potrebbe avere come effetto la riduzione del suo utilizzo e/o la revisione delle commissioni applicate alle medesime.
L’utilizzo delle esposizioni fuori bilancio (e, in particolare, i margini disponibili in conto corrente) è molto diffuso nel nostro Paese. Secondo una recente indagine condotta dalla Commissione Ue e dalla Banca centrale europea (survey on the access to finance of enterprises – Safe), le linee di credito o scoperti bancari sono tra le principali forme di finanziamento delle imprese europee. Tuttavia, i dati ci mostrano che ci sono differenze tra i diversi Paesi. A livello nazionale, tra le maggiori nazioni europee, il fenomeno è particolarmente rilevante in Italia dove circa il 50% delle Pmi utilizza questa modalità di finanziamento. Mentre in Germania e nel Regno Unito il dato si riduce a circa il 40%. La discrepanza è molto più evidente nei confronti di Francia e Spagna, laddove le linee di credito e gli scoperti bancari sono utilizzati da circa il 32% delle imprese.
La calibrazione dei Ccf è, quindi, particolarmente importante per il nostro sistema bancario. Le decisioni definitive in materia saranno prese nei prossimi mesi. Ci si attende una mitigazione delle proposte di incremento delle Rwa che attenuerebbe gli effetti sul patrimonio di vigilanza e l’impatto su tutti gli altri indicatori regolamentari che si basano su tale fattore (leva finanziaria, concentrazione delle esposizioni, ecc.).

Enzo Rocca

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