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Banche europee, alla Bce la vigilanza unica

Il Consiglio Ecofin dei 28 ministri finanziari dell’Ue ha dato il via libera definitivo all’introduzione della supervisione bancaria centralizzata presso la Banca centrale europea di Francoforte (Bce). L’approvazione ufficiale all’unanimità, nella riunione a Lussemburgo, consente ora di passare alla fase operativa entro dodici mesi.
La vigilanza della Bce sarà separata dall’attività attualmente sotto la guida di Mario Draghi e sarà limitata alle 130 principali banche dell’eurozona considerate di impatto sistemico. Sul resto delle circa 6 mila banche europee opereranno le autorità di supervisione nazionali in coordinamento con Francoforte. Il membro tedesco del board della Bce, Jorg Asmussen, ha già annunciato l’assunzione di circa mille nuovi addetti, di cui 700 ispettori.
I Paesi Ue esterni all’eurozona possono aderire alla supervisione centralizzata con accordi di cooperazione. Tra questi il Regno Unito ha tolto la sua riserva, che bloccava l’approvazione finale, solo dopo aver avuto assicurazioni sul mantenimento della sua sovranità sulla City di Londra, la piazza bancaria europea più importante e più internazionale. La Bce, prima di attuare la sua supervisione, intende aspettare gli stress test dell’Autorità bancaria europea sui singoli istituti e concludere ulteriori valutazioni specifiche in modo da entrare in attività su un sistema risanato e più trasparente. L’obiettivo fondamentale è evitare di dover impiegare di nuovo enormi capitali pubblici per salvare banche al collasso, come è avvenuto in Germania, Regno Unito o Irlanda dall’inizio della crisi finanziaria.
Da Londra da giorni fanno trapelare indiscrezioni su possibili difficoltà di banche in Francia, Spagna e Italia, soprattutto a causa di crediti inesigibili accumulati negli ultimi anni difficili con imprese insolventi. Ma il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ha negato l’attendibilità delle ipotesi negative in circolazione, che ha definito «valutazioni impressionistiche». Ha rimarcato che la situazione italiana «è solida» e «non c’è nulla da nascondere». Non sarebbe assolutamente assimilabile a quella dei Paesi svenatisi per salvare le loro banche travolte da speculazioni finanziarie perché in Italia «gli aiuti di Stato al sistema bancario sono i più bassi del mondo e dell’universo». Saccomanni ha allontanato l’eventualità di possibili dissesti dovuti a eccessi di crediti in sofferenza, ammettendo solo «alcuni piccoli casi» già all’attenzione dell’autorità nazionale di vigilanza. Ha poi ricordando che nella sua quarantennale esperienza alla Banca d’Italia ha individuato «mille modi per risanare le banche». Per questo considera «molto rari i casi in cui si deve arrivare alla liquidazione».
Restano difficili da definire gli altri due dossier necessari per completare il progetto di Unione bancaria, varato dai capi di Stato e di governo dell’Ue per stabilizzare il sistema dopo la crisi finanziaria. All’Ecofin il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha mantenuto l’opposizione al meccanismo comune di salvataggio delle banche, che dovrebbe essere varato entro fine anno. Ancora da concordare è anche la garanzia comune sui depositi bancari, sempre per le ritrosie dei Paesi nordici timorosi di dover pagare per i «buchi» futuri di altri Stati membri.
Saccomanni sostiene l’intero progetto di Unione bancaria in sintonia con Draghi. Ha più volte dichiarato che ritiene la vigilanza centralizzata presso la Bce, il meccanismo di risoluzione bancario e la garanzia comune sui depositi — una volta approvati — in grado di generare un sistema più solido e molto meno esposto alle crisi.

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