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Banche, esami ad alta tensione La Borsa vende e scommette

Sale la tensione tra le maggiori banche in vista della pubblicazione dei risultati degli esami della Bce, programmata per domenica. L’attesa di conoscere l’elenco dei promossi e dei bocciati stilata a Francoforte, aumenta il nervosismo delle Borse, non solo in Italia, dove i titoli bancari soffrono di un’estrema volatilità. Un nervosismo che molti intermediari, all’interno dell’eurozona, indirizzano verso la Banca centrale europea, guidata da Mario Draghi, che ha messo le maggiori 130 banche sotto pressione prima di far partire il nuovo sistema di vigilanza unica che scatterà il 4 novembre.
In Italia, a Piazza Affari soffre il titolo Mps che, sospeso per eccesso di ribasso dopo una caduta di quasi il 5%, é poi risalito fino a chiudere in calo dell’1,86% e contribuendo così alla discesa dell’indice generale in perdita dello 0,86 a 18.540 punti. La banca senese, guidata da Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, ormai capitalizza poco di più di quanto ha appena incassato con l’aumento di capitale di 5 miliardi, ma non bisogna azzardare previsioni sull’esito degli esami della Bce, dicono a Rocca Salimbeni. Non è possibile immaginare cifre su possibili carenze di capitale ( shortfall ) «sulla base della documentazione parziale e comunque preliminare che la banca fino ad oggi ha ricevuto», rileva una nota di Mps aggiungendo che l’esame complessivo condotto dalla Bce ( Comprehensive Assestment ) «é ancora attualmente in corso e che qualsiasi dato ad esso relativo, allo stato non può che risultare parziale e preliminare». Le banche conosceranno il verdetto di Francoforte solo due giorni prima del pubblico e finora hanno ricevuto – come dice Mps- solo dati parziali.
La Bce, con il Comprehensive Assestment , per il quale le banche aspettano il voto, ha adottato due diversi meccanismi di verifica: l’Asset Quality Review (Aqr), cioè l’analisi degli attivi di bilancio e dei portafogli più rischiosi e gli Stress test, condotti assieme all’Eba, l’autorità di vigilanza europea. Questi ultimi sono stati realizzati su due diversi scenari, uno di base, sviluppato dalla commissione europea, e uno invece più sfavorevole. In questa ipotesi avversa le banche si sono dovute misurare con l’eventualità di una recessione di 5 anni in cui il Pil (Prodotto interno lordo) cade del 7,5%, che si aggiunge al calo accumulato dal 2007, arrivando così al 12%: un crollo che si è verificato solo dopo la seconda guerra mondiale. Il riferimento per la verifica dei bilanci, fissato dall’Eurotower è stato l’esercizio 2013, un anno particolarmente recessivo per le banche di alcuni Paesi, tra cui l’Italia e meno per quelle di altri, come la Germania. Da qui pure il nervosismo nei confronti della Bce: gli istituti italiani, per esempio, hanno successivamente aumentato gli accantonamenti e rafforzato il capitale per oltre 10 miliardi.
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