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Banche e Sgr italiane tra crescita all’estero e focus sul risparmio

UniCredit che inaugura in Spagna una nuova fase di espansione della rete del corporate and investment bank. Intesa Sanpaolo che vara la grande Fideuram, e – mentre aspetta che maturino i tempi per un’acquisizione estera – prova a consolidare la sua presenza in Svizzera e Regno Unito; e intanto allarga la rete del Corporate e investment banking, recentemente sbarcato in Turchia e Brasile. Che sono le stesse aree in cui sta muovendo uno dei big del risparmio, cioè Azimut: attraverso acquisizioni mirate, si è rinforzato in Australia, Sud America e Turchia. Chi si muove all’estero, chi in Italia: Poste che si compra un pezzo di Anima dal Monte dei Paschi, che a sua volta cerca di valorizzare i suoi promotori inserendoli in Widiba. E poi il gran fermento tra le popolari, dove – eccezion fatta per Ubi, che più di 10 anni fa ha aperto una strada con la joint venture con Prudential – si aspetta l’imminente risiko per dare un assetto forse più razionale a una galassia che oggi vede il Banco Popolare operare con Gestielle ma al tempo stesso azionista di Arca, dove sono a loro volta pariteticamente acquartierate anche Popolare di Vicenza, Bper, Veneto Banca e poi Popolare di Sondrio.
Progetti diversi, per un solo obiettivo: incrementare il contributo delle commissioni sul conto economico.Il cantiere è a 360 gradi (nuovi processi, nuovi mercati, nuovi prodotti), il consolidamento più un mezzo che un fine, l’obiettivo – appunto – lo stesso per tutti. Perché se è vero che le nuove misure sulle sofferenze potrebbero alleviare il peso delle rettifiche di qui ai prossimi anni, comunque dal margine d’interesse gli istituti si attendono poche soddisfazioni almeno per il prossimo triennio, quando i tassi resteranno vicini ai minimi storici e – comunque – il costo del rischio non tornerà ai livelli pre-crisi.
Da un lato, c’è il corporate e investmnent bankig. Dall’altro, il risparmio: «Le nuove possibilità di funding per le banche, che hanno ridotto la necessità di concentrarsi sulla raccolta diretta», come fa notare il manager di una grande sgr lombarda. Poi, la minor attrattività, per lo meno in termini di rendimenti, offerta dai BTp rispetto a un paio d’anni fa. Morale: ci sono tutte le premesse perché le commissioni «nei prossimi anni continuino a dare un importante sostegno ai ricavi delle banche, mostrando una crescita maggiore del margine d’interesse», fa notare Lea Zicchino, partner di Prometeia. La società di consulenza ha calcolato che l’incidenza dei ricavi da gestito e assicurazioni sul margine d’intermediazione (al netto dei ricavi di negoziazione e valutazione a fair value) proseguiranno nella corsa portandosi oltre il 13% nel 2017 (era al 10,8 nel 2014). Certo, il ritmo di crescita sarà inferiore a quello – eccezionale – dell’ultimo biennio, ma «i ricavi saliranno a un tasso medio del 7%», prosegue la Zicchino. In valori assoluti, la posta in palio è elevata: solo nel 2014, le commissioni nette hanno pesato per 23,8 miliardi sui ricavi delle banche italiane.
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