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«Banche e Rc auto, più concorrenza»

di Roberto Bagnoli

ROMA— «Il processo riformatore si è arrestato, le liberalizzazioni sono scivolate via dall’agenda politica e il primo disegno di legge sulla concorrenza non ha mai visto la luce» . Un ritardo grave che rallenta il processo di ammodernamento del Paese e fa perdere fiducia agli imprenditori che vogliono sfidare i monopolisti. Nella sua ultima relazione come presidente Antitrust, Antonio Catricalà denuncia la caduta di tensione da parte del governo su molti temi legati in modo indissolubile alla ripresa dell’economia. Arriva verso la fine del suo intervento, letto come di consueto nella sala della Lupa alla Camera, per ricordare subito dopo il ruolo del Garante: «L’Antitrust deve affermare a chiare lettere che senza concorrenza è a rischio la vitalità, già compromessa, del sistema economico» . Il presidente della più importante Authority non usa giri di parole quando denuncia di aver subito «pericolosi tentativi di chiusura dei mercati in settori come le farmacie, le assicurazioni, alcune professioni, i trasporti» . Senza parlare della legge sul conflitto di interessi dove «troppo spesso le nostre richieste di intervento legislativo sono state ignorate» . Ce n’è anche per le opposizioni che hanno sponsorizzato i referendum sull’acqua, «l’unica riforma pro-mercato della legislatura» . Ma attenzione, «ciò non può interpretarsi come una legittimazione del potere politico locale a occupare con le aziende municipalizzate tutte le aree economiche» . I politici le «piccole Iri locali se le devono scordare» . Anche alcuni settori economici vengono messi nel mirino. Come le assicurazioni — «un problema italiano» — che attuano aumenti differenziati tra Nord e Sud fino al 20%, e che nel 2010 hanno imposto rincari dei premi anche del 25%per un autoveicolo e del 35%per un motoveicolo. O come le banche quando ricorda — «doverosamente» — che «stiamo indagando su istituti di credito sospettati di subordinare nei fatti la concessione dei mutui alla sottoscrizione di polizze vita particolarmente costose» . Prezzi e tariffe non rientrano nelle competenze dirette dell’Antitrust, ma Catricalà ha voluto sintetizzare che dal 2006 i «nostri interventi hanno generato risparmi per i consumatori per oltre un miliardo di euro» , di cui 530 imputabili solo all’inchiesta sul gasdotto tunisino. E infine le reti. «Su chi le possiede in esclusiva — avverte il Garante — grava una speciale responsabilità, ma i monopoli danno l’impressione di volerla eludere: un presunto abuso di posizione dominante è stato contestato alle Ferrovie, due a Telecom e due a Poste» .

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