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Banche e macchinari i target preferiti

Una su cinque è una partecipazione bancaria. E quasi un’altra ogni cinque è un’impresa che produce macchinari: guarda caso, la prima voce delle esportazioni italiane all’estero. Eccoli qui, i due settori preferiti dagli investitori stranieri in Italia, secondo la banca dati Zephyr di Bureau van Dijk. E che le banche siano un appetibile terreno di conquista, lo si è intuito guardando i recenti movimenti di Borsa su Mps e dintorni.
Ammontano a 16 miliardi i capitali esteri affluiti verso le banche italiane nel 2015 (un miliardo in più che nel 2014); 14,2 invece i miliardi diretti verso il comparto dei macchinari. E in questo secondo caso si tratta di una crescita esponenziale, dato che nel 2014 le acquisizioni nel settore si sono fermate a un totale di 4,9 miliardi.
Al terzo posto, tra le preferenze degli investitori, ci sono le utilities – gas, acqua, elettricità – che l’anno scorso hanno raccolto oltre 11 miliardi di capitali esteri, otto in più rispetto al 2014.
Altri due comparti, rispetto agli andamenti tradizionali, hanno messo a segno una crescita di rilievo nel 2015. Il primo è quello delle telecomunicazioni, dove gli investimenti esteri hanno superato di otto volte quelli del 2014, complici anche le diverse quote rilevate dagli stranieri in Telecom Italia e l’investimento della spagnola Abertis in Wind (solo per citare i più corposi in termini di capitali). Il secondo è il comparto del retail, che nell’insieme ha raccolto 3,2 miliardi nel 2015 contro gli 800 milioni del 2014 e i 464 del 2013. Sul risultato di certo ha pesato l’acquisizione della World Duty Free da parte della svizzera Dufry, che con oltre 1,7 miliardi è entrata nella Top ten dell’M&A 2015. Ma non è stata l’unica: c’è stato l’investimento della norvegese Norges Bank (oltre che di un paio di fondi americani) nel retailer online Yoox; oppure l’aumento di capitale americano nel distributore di prodotti informatici Esprinet.
Se invece guardiamo alla classifica dei settori più appealing ma ci limitiamo ai soli investimenti di minoranza, l’ordine delle preferenze dei capitali esteri in parte cambia. Le banche restano al primo posto, ma i macchinari non sono più la seconda voce, bensì la sesta: segno che, in questo comparto fiore all’occhiello del made in Italy, gli investitori stranieri vengono alla cerca di know da portar via. Solo 2, dei 14 miliardi di capitali affluiti nel 2015, hanno infatti rilevato quote di minoranza.
La divisione per settori di investimento dei capitali esteri in Italia può, indirettamente, fornire anche qualche informazione sullo stato dell’arte del credito nel nostro Paese. Spiega Leonardo Etro, professore di Finanza aziendale alla Bocconi e direttore dell’area Accounting della Sda Bocconi: «Nel 2015 in Italia la maggior parte delle operazioni di investimento in entrata si sono verificate in settori particolarmentecapital intensive con forte presenza di costi fissi: banche, gas, tlc, macchinari. Questo vuol dire che le società con struttura operativa molto rigida stanno soffrendo e necessitano di nuovo capitale dall’estero per finanziare lo sviluppo. Al contrario, vedo poco rappresentati settori sani come l’alimentare e il farmaceutico: evidentemente hanno meno bisogno di aiuti esterni».
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