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Banche e imprese, ecco la rete di Angela

Angela Merkel isolata, sola contro tutti. Così il mantra di queste ore. Isolata al G8 di Camp David, isolata in Europa, isolata in Germania. L’affermazione è in parte vera, ma è anche piuttosto esagerata.
La cancelliera tedesca è criticata per la sua politica europea e in casa ha perso importanti elezioni locali. Ma ha alcuni punti forti sui quali può continuare a contare. Che non vanno sottovalutati. Innanzitutto, non ha alternative, per il momento: una crisi del governo di Berlino, oggi, rischierebbe di essere l’ultimo chiodo nella bara dell’euro. Unica leader, per quanto riluttante, in un’Europa chiusa su se stessa, quindi in qualche modo indispensabile: nessuno cerca seriamente di farla cadere. Non solo: Frau Merkel occupa una posizione centrale nel sistema di governance tedesco che al momento nessuno sembra in grado di attaccare.
Reazione
La settimana scorsa, molti commentatori hanno sottolineato la nascita di una possibile nuova stella della politica, dopo la disastrosa performance della Cdu della signora Merkel nelle elezioni del Nord-Reno Westfalia. Hannelore Kraft, la vincitrice socialdemocratica, ha sbaragliato l’avversario, il cristiano-democratico Norbert Röttgen, fino a pochi mesi fa uno stretto alleato della cancelliera e ministro federale dell’Ambiente. E molti l’hanno indicata come possibile sfidante alla guida del governo nazionale nelle elezioni dell’autunno 2013. Quella data, però, è lontana e la signora Kraft è per ora una figura politica locale.
Piuttosto, quel che è interessante delle elezioni del Nord-Reno Westfalia è la reazione di Frau Merkel alla sconfitta.
Tre giorni dopo il risultato, mercoledì scorso, ha licenziato da ministro Röttgen, ormai azzoppato e soprattutto carico di colpe dal punto di vista della cancelliera. Oltre ad avere perso una valanga di voti (il 9%), il politico della Cdu ha peccato di presunzione, presentandosi come il più intelligente dei cristiano-democratici. Soprattutto, non è riuscito, da ministro dell’Ambiente, a gestire la transizione verso un’economia fondata sulle energie alternative, svolta annunciata da Frau Merkel un anno fa e che doveva trovare gambe su cui camminare. L’industria, invece, da settimane si lamenta della confusione che circonda la «rivoluzione energetica».
Il licenziamento di Röttgen, dunque, indica due cose. Primo, che la cancelliera ha cambiato marcia. Nessuno avrebbe immaginato che fosse capace di agire con brutalità e licenziare in tronco un suo ministro: segno che intende rispondere senza indugi alle difficoltà. Secondo, Frau Merkel ha bisogno di mantenere il rapporto buono con gli industriali e con la Bdi, l’associazione che li rappresenta.
Gli industriali
Ne ha bisogno nella gestione di quello che da due anni è il suo impegno numero uno, la politica europea di fronte alla crisi del debito. Ufficialmente, la Bdi, presieduta da Hans-Peter Keitel, è per la difesa dell’euro, moneta con la quale le imprese stanno esportando senza sosta. Finora, l’associazione ha appoggiato la cancelliera e ancora poco tempo fa ha criticato l’ex ministro socialdemocratico Peer Steinbrück in materia di tasse. Nella Bdi e tra gli industriali, però, ci sono critici: alcuni vorrebbero un’azione più decisa per risolvere la crisi europea, altri, al contrario, vorrebbero più prudenza. Hans-Olaf Henkel — che dal 1995 al 2000 fu presidente della Bdi quando si decise la composizione dell’Unione monetaria e l’industria tedesca era del tutto favorevole all’euro — oggi ha per esempio ribaltato le sue convinzioni e vorrebbe la rottura della moneta unica e la creazione di due euro, uno per i Paesi del Nord Europa e uno per quelli del Sud.
Alcune associazioni degli imprenditori di famiglia e dei giovani imprenditori, per parte loro, da anni sono critiche con gli impegni finanziari che la Germania sta prendendo nei salvataggi della Grecia e degli altri Paesi in difficoltà.
La signora Merkel ha bisogno che le spinte divergenti interne al decisivo mondo dell’industria rimangano controllate, dunque presta sempre più attenzione alle richieste della Bdi, a cominciare dalla politica energetica.
Il fronte bancario
Tra le grandi banche, invece, la cancelliera perderà nei prossimi giorni un amico e alleato potente, Josef Ackermann che sta per lasciare la guida della Deutsche Bank. Il sistema bancario tedesco, però, continua a vedere in Frau Merkel la leader migliore per non rischiare una devastante frattura dell’euro.
Anche dal punto di vista politico, il passaggio, per la cancelliera, non sarà facile. Da una parte ha bisogno dei voti dell’opposizione socialdemocratica e verde per fare passare il fiscal compact europeo. Dall’altra deve affrontare opposizioni ai salvataggi europei sempre presenti e possibili ricorsi contro di essi alla Corte Costituzionale, come quelli portati avanti nei mesi scorsi da alcuni economisti e giuristi.
La situazione, dunque, è complicata a Berlino come in tutte le capitali europee. Ma proprio da queste spinte contrastanti all’interno del sistema di potere, Frau Merkel emerge come il punto di mediazione al momento di gran lunga più affidabile e credibile. E i sondaggi d’opinione lo registrano: la mettono di gran lunga davanti a qualsiasi alternativa.

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