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Banche, è fuga dal debito dei Piigs

di Stefano Carrer

«Non abbiamo nessuna esposizione diretta verso il debito sovrano di Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna». Anzi «la nostra esposizione sovrana diretta in Europa (intera) è immateriale»: Peter Sands, ceo di Standard Chartered, in questo momento è il banchiere più invidiato dai colleghi, in quanto guida un grande gruppo bancario focalizzato sull'Asia.

Le sue parole arrivano all'indomani del comunicato con cui la banca d'affari Jefferies prende le distanze dal debito italiano e degli altri paesi "periferici" dell'Eurozona (Piigs) come fosse un bubbone pestilenziale, in questi termini: non abbiamo una esposizione significativa e se qualche volta prendiamo posizioni, sono modeste e a breve termine, registrate nel trading book del nostro broker-dealer regolato, e "marked to market" ogni giorno. L'ha dichiarato perché il suo titolo stava crollando su voci incontrollate e ieri il cfo Peregrine Broadbent ha precisato che l'esposizione resta sotto i 100 milioni di dollari verso l'Italia. Del resto, Jefferies stata quasi per comprare MF Global, la società che Jon Corzine ha portato al crack scommettendo sul debito italiano. Con una dichiarazione che oggi appare molto ingenua, il 25 ottobre Corzine dichiarava: «Restiamo fiduciosi di avere risorse e competenze per continuare a gestire con successo queste esposizioni verso una conclusione positiva a dicembre 2012». Dei 5,6 miliardi di dollari dell'esposizione di Mf sui Piigs, oltre 3,2 miliardi era sull'Italia, con scadenza media a fine 2012. Troppo tardi. Nomura, che ha dichiarato una esposizione verso l'Italia, per lo più in debito sovrano, di 2,8 miliardi di dollari, si è affrettata a sottolineare che per l'81% andrà a scadenza entro marzo. E Barclays nel trimestre ha ridotto la sua esposizione netta sui Piigs di 2,6 miliardi di sterline a 8 miliardi. Quanto alle 5 grandi banche Usa, nel terzo trimestre hanno tagliato di circa 5 miliardi di dollari la loro esposizione netta intorno a 42 miliardi. Anche chi, come Ubs, aumenta l'esposizione "lorda" verso i titoli pubblici italiani (a 4,087 miliardi di franchi a fine settembre contro 3,192 a giugno), riduce quella netta (da 1,31 miliardi a 826 milioni) comprandosi «protezione». In modo analogo Credit Suisse nel periodo ha portato la sua esposizione lorda sul debito italiano da 2,3 a 3,1 miliardi di euro, aumentando l'"assicurazione" anche se pure la sua esposizione netta sale (da 0,4 a 0,6 miliardi di euro). Solo Deutsche Bank ha più che raddoppiato l'esposizione netta sull'Italia sovrana a 2,3 miliardi di euro da 1 di giugno (ma 8 a gennaio). Ad ogni modo, la tendenza complessiva segnala che sarà arduo per il Tesoro rifinanziarie la montagna di debito che scade nel 2012. Dentro il rischio-Italia si profila un più vasto rischio sistemico, evidenziato proprio da uno "spread" poco seguìto: quello tra esposizione "lorda" e "netta" al debito dei Piigs, oltretutto mai precisata con criteri chiari e univoci.

Secondo i dati Bis, ad esempio, le banche Usa hanno aumentato nel primo semestre di 80,7 miliardi a 518 miliardi di dollari la vendita di "assicurazione" contro le perdite sui crediti verso i Piigs, per lo più sotto forma di credit default swaps, evidentemente sul presupposto che nessuna grande istituzione europea sarà lasciata fallire. Per alcuni analisti, qui sta una potenziale bomba: se tutti si coprono con tutti e finiscono per garantirsi a vicenda, un singolo grave default potrebbe innescare una spirale a valanga, del tipo di quella che travolse Aig nel 2008.

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