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Banche e bond sovrani, Bce cauta

FRANCOFORTE
La Banca centrale europea mette in guardia sulle possibili turbolenze di mercato e sulle distorsioni alla concorrenza internazionale derivanti dai cambiamenti delle regole sul debito pubblico nei portafogli delle banche europee, di cui l’Ecofin discuterà oggi ad Amsterdam. La Bce è preoccupata inoltre del ritardi che la discussione possa causare alla creazione dello schema europeo di assicurazione dei depositi bancari, la terza gamba indispensabile a completare l’unione bancaria.
Sempre sul fronte delle banche, il presidente della Bce, Mario Draghi, ha definito «un piccolo passo nella giusta direzione» la creazione in Italia del fondo Atlante per la partecipazione agli aumenti di capitale delle banche e l’acquisto di crediti in sofferenza, anche se, ha precisato, «non ne abbiamo ancora esaminato completamente i dettagli». Martedì scorso, in audizione al Senato, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, aveva detto che l’iniziativa, che si regge su capitali privati, è attualmente all’esame della Bce.
Sui limiti all’esposizione delle banche al rischio sovrano, la presidenza olandese ha presentato una proposta con cinque opzioni, che sarà al vaglio dei ministri e dei governatori oggi all’Ecofin informale. La Bce, ha detto il vicepresidente Vitor Constancio, che segue in prima persona la questione e interverrà oggi alla discussione di Amsterdam, è d’accordo che «ci sono ragioni» per modificare l’attuale regolamentazione. Tuttavia, «la revisione non dovrebbe creare indebite turbolenze nei mercati in cui il debito pubblico è utilizzato, come quello dei pronti contro termine e in generale il mercato monetario». Inoltre, ha precisato Constancio, dovrebbe esserci un cambiamento negli standard internazionali, decisi dal Comitato di Basilea, che riunisce gli organismi di vigilanza bancaria dei maggiori Paesi. La decisione va presa a livello internazionale, come ricorda anche il Rapporto dei 5 presidenti sul futuro dell’unione monetaria, firmato tra gli altri da Draghi, per assicurare che non vi siano distorsioni alla concorrenza. In sede europea, l’opposizione all’introduzione di limiti all’esposizione delle banche al debito sovrano è molto forte da parte dell’Italia (il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha addirittura minacciato un veto sulla questione), e della Francia. Per questo, sostiene Karen Ward, di Hsbc, non ci aspetta nessun cambiamento imminente delle regole. Le conseguenze negative, secondo Hsbc, sarebbero particolarmente pesanti per le banche italiane e spagnole, fra quelle dei maggiori Paesi dell’Eurozona. La cautela della Bce milita a sua volta a favore di una soluzione non immediata.
Anche a livello internazionale, peraltro, c’è una forte contrarietà alle due principali ipotesi avanzate dalla Bundesbank e ora dal documento olandese, cioè l’introduzione di requisiti di capitale sui titoli di Stato posseduto dalle banche o un tetto all’esposizione: in particolare, il Giappone e diversi Paesi emergenti si sono espressi contro modifiche nella discussione al Comitato di Basilea, che è iniziata lo scorso anno e dovrebbe concludersi entro la fine del 2016.
Draghi ha rivelato che, oltre al lavoro condotto a livello europeo, la Bce sta a sua volta studiando il problema internamente, mentre sono stati interpellati anche gli esperti esterni che assistono lo European Systemic Risk Board, l’organo per la vigilanza sui rischi sistemici presso la Bce stessa.
L’introduzione di nuove regole sui titoli pubblici nei bilanci delle banche («un problema che va considerato a sé stante», ha detto Constancio) è stato legato esplicitamente, da Germania e Olanda, alla creazione dell’assicurazione comune dei depositi bancari. Questa, secondo un’opinione legale della Bce pubblicata ieri, è «il necessario terzo pilastro per completare l’unione bancaria». Un sistema bancario può essere veramente uniforme, sostiene il documento, solo se il livello di fiducia nella sicurezza dei depositi bancari è ugualmente alto in tutti i Paesi membri. «Una soluzione che renda la transizione da una fase dello schema europeo di assicurazione dei depositi dipendente dai progressi sulla riduzione del rischio può causare ritardi», afferma l’opinione della Bce. Che punta il dito in particolare su «discussioni in corso la conclusione delle quali non è chiara», un trasparente riferimento al negoziato in corso in Europa e a Basilea.

Alessandro Merli

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