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Banche digitali, chi sono i quattro millennial che sfidano i big del credito

Quattro millennials italiani guidano le nuove digital banks che tentano l’assalto ai big del credito in Italia. Un recente studio di At Kerney prevede che in Europa entro il 2023 i clienti delle nuove banche digitali saranno 85 milioni. In Italia saranno quindi loro i banchieri del futuro? Vediamo chi sono: Andrea Isola (N26), Elena Lavezzi (Revolut), Matteo Concas (Penta), Mariano Spalletti (Qonto). Quattro bravi ragazzi italiani, tutti più vicini ai trenta che ai quaranta anni, nativi digital, concreti e convinti – non solo per motivi di lavoro ma, verrebbe da dire, ideologicamente – che le start up che guidano in Italia possano contribuire a migliorare la vita delle persone e delle aziende. E poichè il fintech è fatto certamente di tecnologia ma anche di persone, proviamo a capire chi sono i quattro giovani nuovi “bankers” che si affacciano sullo scenario finanziario italiano. Che percorsi professionali hanno i banchieri del futuro? Una caratteristica comune è che nessuno dei quattro, tranne per brevi periodi, ha mai lavorato prima in una banca. Ma questa apparente lacuna potrebbe trasformarsi in un vantaggio, se è vero che le banche devono cambiare e ragionare in modo diverso, meno “ministeriale” e con approccio più orientato al cliente. L’altra caratteristica comune è che tutti, prima o dopo aver completato gli studi, hanno accumulato esperienze lavorative in giro per il mondo e solo ora si riaffacciano in Italia.

Che tipi sono questi nuovi banchieri? Partiamo da Andrea Isola, che guida le attività italiane della banca tedesca online N26 ed è il più “anziano” del gruppo essendo nato a Genova 39 anni fa. Ai tempi dell’università, la Nottingham Trent University, si è inventato una piccola azienda nel B2C, poi ha lavorato in Masai Consulting e per 14 anni in Bain & Company, in parte in Italia e molto all’estero: Europa, Sudamerica, Asia e poi New York dove ha lavorato per quattro anni a New York accumulando esperienza nel fintech. Passione per l’innovazione anche nello sport: è istruttore di kitesurfing, attività che non esisteva nel secolo scorso. Da iniziò 2019 è il general manager per l’Italia di N26, la mobile bank nata in Germania nel 2005 su iniziativa dell’allora 24enne Valentine Stalf.

Percorso da globaltrotter anche per la giovane e dinamica responsabile per il Sud Europa di Revolut Elena Lavezzi, 32 anni, nata ad Alessandria, laureata a Milano alla Bocconi (tesi sul retail di Abercrombie), poi scuola di business Escp a Parigi e Londra. Lavezzi inizia a lavorare a Milano in una multinazionale della cosmetica ma intuisce che le maxi-organizzazioni non facevano per lei. E a 27 anni entra in Uber, l’unicorno della mobility, per avviare il mercato italiano. Completato il lancio in Italia, va sempre per Uber in India. Il passaggio successivo alla start up Circle (criptovalute) le apre il mondo dell’innovazione finanziaria finchè decide di inserirsi nell’emergente mondo del digital banking e approda a Revolut, la mobile bank nata a Londra su iniziativa di Nicolay Storonsky che in pochi anni ha già oltre 7 milioni di clienti nel mondo. Lanciare una start up, per lei come per gli altri nuovi digital bankers, vuol dire occuparsi di tecnologia, di marketing, di regulation (che varia da Paese a Paese), ma anche di arredare l’ufficio e reclutare giovani che accettano la sfida del fintech.

Se Andrea Isola di N26 ed Elena Lavezzi di Revolut si occupano di retail banking digitale, altri due trentenni italiani sono invece all’opera nel lancio di due start up di digital banking che puntano invece sul credito alle Pmi e ai professionisti. Si tratta di Matteo Concas (Penta) e di Mariano Spalletti (Qonto).

Concas è di origine sarde, di Quartu, anche lui è nato nel 1987, e ha svolto studi universitari a Cagliari e Torino e poi master alla Escp (Europe Business School) a Londra e Parigi. Ha iniziato la sua carriera nella consulenza presso BPI in Italia nel 2010, con un’esperienza nell’e-commerce Lazada in Malesia nel 2012. Poi ha lavorato nell’investment banking a Londra per sei anni, prima a JP Morgan e poi a Zaoui & Co, occupandosi di operazioni M&A nel settore Tmt (Technology, media e telecom). Ha poi lasciato il mestiere del banchiere d’affari per fondare Beesy, startup fintech lanciata da Finleap. Nel 2017 è stato nominato general manager in Italia presso N26, di cui ha gestito il lancio in Italia raggiungendo il traguardo dei 100.000 clienti . Ha lasciato il posto in N26 a Matteo Isola, andando a lanciare Penta, la piattaforma digitale che opera nel banking per le Pmi con sede a Berlino e Milano. Nel segmento del credito alle Pmi in Italia lo spazio è sconfinato, date le regole sul capitale e sui modelli di rating che frenano l’attività delle banche tradizionali, ma certo non si tratta di un business facile.

Dello stesso business si occupa anche Mariano Spalletti, country manager per l’Italia della neo-bank francese Qonto, anch’essa dedita al B2B rivolto al segmento delle Pmi e dei professionisti. Anche per lui un percorso lavorativo tra l’Italia e l’estero, tutto virato all’innovazione ma senza precedenti esperienze nel banking. Palermitano, anche lui classe 1987, ha studiato all’Università di Palermo per poi perfezionarsi con master al Politecnico di Milano e poi in Canada alla University of Waterloo (Ontario). Primi contatti col mondo del lavoro con l’Humanitas e con Decathlon, per poi sperimentarsi nel business della mobility come business development manager di FlixBus Italia per due anni. Lascia FlixBus per fondare JustAvv, con basi a Milano e in Francia a Lille, la app natta per aiutare a trovare l’avvocato più adatto alle proprie esigenze. E infine il passaggio al lancio di Qonto che, dopo l’avvio in Francia, Spalletti deve provare a far crescere in Italia.

Percorsi diversi, caratterizzati da frequanti cambi di lavoro, tutti con vocazione all’innovazione e tutti con esperienza in giro per il mondo. Saranno loro i banchieri italiani del futuro? O tra pochi anni cambieranno di nuovo mestiere o settore? Presto per dirlo. Per ora il mondo del credito tradizionale si trova a fare i conti con loro e con le altre digital banks che si sono affacciate sul mercato italiano. Compresa la Illimity dello startupper 65enne Corrado Passera.

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