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Banche di nicchia e Pmi, la fase 2 di Matteo Arpe

Matteo Arpe mette su casa. Sarà l’occasione per mostrare quanto l’ex enfant prodige di Mediobanca ha costruito in finanza e industria nella sua galassia personale, investendo 330 milioni dei 500 in dotazione del suo fondo Sator (per i due terzi nell’ultimo anno). E anche per chiudere formalmente il capitolo Fonsai, dove risulta sia ora sceso al 2,1% dal precedente 3%.
S’inagura stasera in via Cerva 28, a Milano, la nuova sede di Banca Profilo, che da Arpe è stata acquistata e risanata, ora alloggiata in palazzo nobile di proprietà (prima era in affitto), rilevato in liquidazione da Stefano Ricucci: sei piani, 3 mila metri quadri, docce nei bagni, restauro conservativo, ecocompatibilità. È la «fase 2» per la Banca Profilo presieduta e amministrata dall’ex direttore generale di Capitalia, reintegrato dall’assemblea degli azionisti dopo essersi autosospeso per la condanna in secondo grado su Parmalat-Ciappazzi. Approverà in ottobre il nuovo piano industriale, ha chiuso il semestre con 4,2 miliardi di raccolta (+5%) e un risultato di gestione a 5,6 milioni (-3,8%), vanta una solidità patrimoniale in crescita (23,7% il Tier 1, era il 22,8% un anno fa). Ma è anche il segnale che il banchiere sta marciando. Avrà anche un po’ meno di Fonsai, in compenso ha in portafoglio moda, valvole per oleodotti, una banca per il private banking (i grandi ricchi), un’altra per gli extracomunitari, e poi ecommerce, editoria, settore medicale (vedi grafico).
Insomma, banche di nicchia, digitale, energia, made in Italy: settori che fra cinque anni ci saranno ancora, è l’Arpe-pensiero. Totale aggregato, circa 500 milioni di fatturato e 1.200 dipendenti. «Una strategia che dà buoni frutti», dice Arpe.
La holding resta Sator spa, 21,775 milioni di ricavi e 6,409 di utile netto. Arpe ne controlla il 65% e fra gli azionisti ci sono ancora, con l’1,09%, sia la Cmc di Massimo Moratti (socio pure della Smemoranda), sia la Fondazione Mps alle prese con la grana del Montepaschi da ricapitalizzare. Fra le attività di Sator, oltre ai fondi comuni (Spef e Nextam) e a immobiliari (Flaminia, Emilia) con i Puri Negri, si registra ora la spinta del private equity, rimasto a lungo semicongelato.
Da gennaio a oggi il fondo Sator (omonimo della holding) ha chiuso quattro operazioni: Extrabanca in gennaio (38,4%), Banzai in maggio (27,4%, alla pari con il fondatore Paolo Ainio), la varesina Petrovalves che ha per cliente l’Eni e Bp in giugno (25% della holding), la Boccaccini con il suo marchio di scarpe e abiti L’Autre Chose in luglio (49% — e domani dovrebbe aprire a Milano, in Brera, il primo monomarca). Investimento complessivo: circa 230 milioni. Fanno 330, se aggiunti ai 100 spesi in precedenza per Banca Profilo, la News 3.0 del quotidiano online Lettera43 e la 99 Technologies, start up di Lugano che fa apparecchi per debellare le infezioni dagli ospedali. Significa che ad Arpe restano da investire 170 milioni. Troppo pochi per tentare una sortita, per dire, nel Monte dei Paschi, preda comunque da cordata e forse poco allettante per i privati che non vogliano future coabitazioni pubbliche. Ma sufficienti per procedere passin passetto nella costruzione di un portafoglio di piccole e medie imprese innovative.
Ora si tratta di sviluppare quel che c’è, a partire dalle due banche. Banca Profilo non sarà l’agognata Mediobanca, ma per strappare clienti alla concorrenza e crescere punta sull’assenza di conflitti d’interesse (non ha prodotti propri e ha venduto la sgr) e a diventare più merchant bank, «con consulenza su Ipo, fusioni e acquisizioni, minibond», dice l’amministratore delegato Fabio Candeli. Ai 2 mila clienti vuole offrire servizi nuovi e non solo finanziari, ma anche industriali. Uno è l’anticiclico acquisto di appartamenti a Berlino: piccole operazioni in gruppo con i «deal club».
Quanto a Extrabanca, è in programma per il mese prossimo la quarta filiale, a Roma, poi ne dovrebbe arrivare una quinta, a Milano. «Il tema degli extracomunitari è di stringente attualità in Italia — dice Arpe —. Ritengo che una banca che contribuisce all’integrazione promuovendo la cultura del risparmio e del reinvestimento possa svolgere un ruolo sociale». Per essere la fase 2, discreta svolta.

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