Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Banche, decreti indennizzi e commissione d’inchiesta sono ancora in alto mare. Irrisolto il nodo dei ricorsi

ROMA.
Destino complicato per il decreto indennizzi. Il viceministro dell’Economia EnricoMorando parla di «tempi rapidi». Ma i «nodi politici», lamentati dal presidente dell’Anac Raffaele Cantone la scorsa settimana, sembrano ancora intatti. Difficile dunque che il provvedimento veda la luce entro la settimana (anche perché il ministro Pier Carlo Padoan è in partenza per il G20 di Shanghai). Anzi, a questo punto non si esclude uno slittamento a marzo. In salita anche il percorso per istituire la commissione d’inchiesta parlamentare sul dissesto delle quattro banche fallite in novembre (Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e Cari-Chieti). In Senato vi sono ben 11 disegni di legge, talmente variegati e disomogenei che il presidente pd della commissione Finanze Mauro Marino ha deciso di mettere in campo un’indagine conoscitiva propedeutica a quella di inchiesta, con tanto di audizioni di banche, associazioni, Bankitalia, Consob e Bce (oltre a Padoan). Insomma, lo stallo è totale.
I risparmiatori intanto, attraverso l’associazione “Vittime del Salva-Banche”, chiedono in un «accorato appello» al governo di essere trattati «come gli investitori di banca Tercas o delle 11 Bcc ‘salvate’ nel mese scorso ». E cioè di «riavere soltanto quanto realmente investito», senza procedere con l’arbitrato, «strumento che riteniamo inadatto e potenzialmente dannoso, nella forma finora proposta». Se l’intento è imitare la Spagna nel caso Bankia, «è opportuno specificare che tale procedura non è stata adottata per gli obbligazionisti subordinati», che hanno ricevuto titoli per recuperare l’investimento, ma «solo per gli azionisti privilegiati».
Entro il 31 marzo, in base a quanto disposto dalla legge di Stabilità, il governo deve tirar fuori un decreto del ministero dell’Economia (con i criteri per gli indennizzi) e un decreto del presidente del Consiglio (con le modalità di funzionamento del collegio arbitrale). Lo schema ufficiale è questo. Ma dietro le quinte i dubbi non mancano. E c’è chi addirittura spinge ancora per un decreto legge, ipotesi prima avallata e poi scartata dal Consiglio dei ministri del 10 febbraio, quando le norme sugli indennizzi vennero stralciate all’ultimo dal testo con la riforma delle banche di credito cooperativo. E non è solo un cavillo. Il decreto legge, secondo alcuni tecnici del ministero dell’Economia, convertito poi in legge dal Parlamento, avrebbe la forza giuridica necessaria per fronteggiare eventuali incidenti di percorso, ad esempio rimborsi negati a chi ha sottoscritto contratti con funzionari poi condannati dalla magistratura. Una forza che il decreto ministeriale, un atto amministrativo, non ha. Benché sia attaccabile da ricorsi al Tar e in ogni caso debba passare il vaglio del Consiglio di Stato. Una corrente di pensiero, per ora minoritaria, pensa addirittura di rinunciare all’arbitrato. E di sostituirlo con un “collegio di conciliazione”. Un caos.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Contro le previsioni, anche il fondo Bluebell avrebbe raggiunto la soglia minima del capitale Mediob...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Doppio cda, per rispondere al governo. Oggi si riunirà prima Aspi, poi Atlantia. Non è detto che l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

llimity Bank ha finalizzato due nuove operazioni nel segmento 'senior financing' per un ammontare co...

Oggi sulla stampa