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Banche, dalla Bce apertura parziale al ritorno della cedola

Sì alla distribuzione dei dividendi e al riacquisto di azioni proprie «fino al 30 settembre 2021» per le banche europee. È un’ apertura, sia pur condizionata, quella arrivata ieri con una nuova raccomandazione della Bce/Ssm che di fatto ha messo fine al periodo di sospensione indicato dallo scorso marzo.

L’apertura dell’Ssm limita, con una serie di paletti abbastanza puntuali, il ritorno a dividendi e buy backs, perché l’approccio resta improntato sull’ «estrema prudenza» a causa della perdurante incertezza economica della crisi pandemica: un doppio tetto applicato sui bilanci cumulati 2019/2020; una «traiettoria robusta del capitale»; l’avvio di dialogo con la vigilanza per poi ottenere il disco verde che sarà caso per caso; l’astenersi dal distribuire acconti sul dividendo per gli utili 2021, evitando dunque salti in avanti. La Bce/Ssm ha infatti dato ieri la sua forward guidance: dopo il 30 settembre intende tornare alla normalità, cioè dopo i vaccini e i segnali di consolidamento della ripresa, dopo gli stress tests e lo Srep.

È dunque un’apertura a tutti gli effetti, sia pur se cauta e «limitata», quella decisa ieri dalla Bce/Ssm su dividendi e buy backs delle banche significative europee. Come ha chiarito ieri sera il chair dell’Ssm Andrea Enria in un’intervista a Bloomberg, questa nuova raccomandazione è «un’apertura» e dunque una decisione «importante» rispetto alla chiusura in vigore da marzo. Non bisogna quindi lasciarsi trarre in inganno dal modo in cui la raccomandazione è stata scritta, dal momento che menziona per prima la sospensione, il “refrain from ”. Alle banche, tutte e non soltanto quelle più forti, il supervisore lascia aperta la facoltà di decidere se e come distribuire dividendi o riacquistare azioni proprie a partire dall’inizio del prossimo anno, assumendosi le proprie responsabilità nel valutare gli spazi di manovra dati dalla capacità di assorbire le perdite potenziali e di continuare ad erogare il credito all’economia reale, a famiglie, Pmi e imprese.

Spetterà dunque alle banche fare la prima valutazione sulla “traiettoria solida” in prospettiva del livello di capitale. Sulla base di questa analisi, le banche dovranno prendere l’iniziativa e rivolgersi al Joint Supervisory Team per ottenere il via libera. La libertà di azione è vincolata al rispetto di un tetto calcolato al ribasso: il minore tra due livelli, il 15% degli utili cumulati nel 2019 e 2020 o un massimo di 20 punti base (0,2%) di capitale CET1. Un paletto forse stretto, rispetto ad altri sistemi bancari nel mondo, ma la prudenza resta «estrema»: l’invito alla cautela, esplicito nella raccomandazione, riguarda il rischio di credito che emergerà sui bilanci delle banche con un «ritardo temporale», tenuto conto delle «misure di sostegno pubblico» ancora in vigore nel 2021.

Il 2021 quindi sarà un anno di transizione verso la «normalizzazione», verso la fine della crisi come ha sottolineato da Enria nell’intervista a Bloomberg. Nel Board dell’Ssm, il presidente ha riconosciuto che c’è stata un’ampia discussione su come procedere a una cauta apertura sui dividendi in un contesto ancora incerto e con le banche ancora sostenute dalla politica monetaria ampiamente accomodante della Bce e dagli interventi degli Stati: tuttavia «una riduzione dell’incertezza c’è stata, il cammino macroeconomico è più chiaro», le economie europee hanno dato prova di «resilienza». E come hanno anche indicato le proiezioni macroeconomiche di dicembre degli esperti dell’Eurosistema «nel 2022 si tornerà ai livelli pre-crisi». E questa analisi è stata alla base della decisione presa ieri dall’Ssm. Al tempo stesso, Enria ha detto che manca ancora una chiara visibilità della traiettoria sulla qualità degli impieghi nei bilanci delle banche in prospettiva sul rischio di credito.

Questa volta la raccomandazione del Consiglio di vigilanza della Bce non è dettagliatissima. Tuttavia mette in chiaro che le altre raccomandazioni restano in vigore come quella dell’invito a utilizzare i buffers per rafforzare la capacità di assorbire le perdite potenziali e continuare a erogare il credito. Resta dunque valida, anche nel contesto dell’apertura alla distribuzione dei dividendi e al riacquisto di azioni proprie, la possibilità di operare temporaneamente al di sotto del livello della componente target assegnata a esito del processo SREP cioè la Pillar 2 Guidance (P2G). E questo implicitamente può voler indicare che anche le banche che utilizzeranno i buffers potranno distribuire i dividendi l’anno prossimo.

Viene mantenuta in questa ultima raccomandazione l’indicazione alla massima prudenza anche per quanto riguarda i bonus: a questo riguardo il ritorno alla normalità è rimandato a dopo il 30 settembre. Enria ha puntualizzato tuttavia che sui bonus la Bce non ha mai raccomandato una totale chiusura, abolirli del tutto, ha soltanto invitato le banche alla massima prudenza. E questa raccomandazione resta fino al 30 settembre.

Il dialogo con la vigilanza sarà centrale l’anno prossimo: le valutazioni sui dividendi e sui buy backs verranno fatte banca per banca, il disco verde arriverà caso per caso. Detto questo, Enria non si aspetta di bloccare molte richieste perchè quel che sta emergendo, dietro le quinte, è la diffusa moderazione delle banche europee di fronte alle incertezze della crisi pandemica nel 2021, anno un cui, nello scenario avverso, la Bce/Ssm prevede un forte aumento dei Npls.

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