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Banche d’affari, voglia di lusso Tod’s e Ferragamo le più gettonate

MILANO — Prima Mediobanca e Deutsche bank, ieri Merrill Lynch e Nomura. Il lusso accende i fari degli analisti e non passa mese senza uno studio sul settore prodotto da una banca d’affari che non può far altro se non esaltare le perfomance del made in Italy della moda, inarrestabili, in continua crescita, imbattibili. E soprattutto con un futuro roseo. Ieri Merrill Lynch nel rapporto dal titolo «Due passi avanti, un passo indietro» sottolinea le forti potenzialità di crescita ancora esistenti per l’alto di gamma (in un’ottica di medio termine) e si aspetta nel 2013 una crescita media dei titoli del settore del 14%. Anche se ci sarà molta più volatilità che nel passato, ammonisce Bofa: le differenze tra le performance dei vari titoli saranno forti, a causa della maggiore competizione in Asia, della necessità continua di innovazione di prodotto e di efficienza del processo produttivo, nonché della velocità di diffusione delle informazioni determinata da internet. L’atteggiamento del broker dovrà quindi essere «selettivo».
Le star di ieri a Piazza Affari sono state Ferragamo (+1,87%) e Tod’s (+2,67%), che in un mercato generale negativo, sono state galvanizzate dai giudizi positivi di alcuni broker (bene anche il titolo Cucinelli che ha chiuso la seduta con un balzo dell’1,49%). Nello studio, Bofa alza il giudizio su Tod’s (che beneficia dell’espansione geografica in Asia) da «underperform» a «buy» portando il target price da 68 a 110 euro e ribadisce la raccomandazione di acquisto su Ferragamo. Anche Mediobanca alza il target del gruppo marchigiano da 86 a 101,7 euro.
In linea lo studio di Nomura che mette in risalto le buone performance del lusso (+17%) negli ultimi tre mesi, legate soprattutto a una maggiore fiducia sull’Asia e sulla Cina. Anche la merchant bank giapponese alza il target price su vari titoli del made in Italy (oltre a Tod’s e Ferragamo anche Cucinelli e Luxottica) pur ribadendo tutti i giudizi. In particolare, per Tod’s e Luxottica vengono confermati i rating «reduce» con la previsione che la crescita degli utili continui nel 2013.
Non c’è dunque dollaro che tenga (il 2011 ha visto un rafforzamento dell’euro sul biglietto verde del 4,9%): a tirare le vendite sono i mercati lontani. Per lo sviluppo le maison del made in Italy guardano alla crescita dei ricchi in Asia, ex Unione Sovietica e Sud America dove lo stile italiano è sinonimo di status symbol. Ma attenzione: Deutsche Bank mette in guardia le aziende del lusso che proprio la Cina (che da sola vale il 50-60% della crescita complessiva del mercato) potrebbe frenare: il nuovo governo di Pechino ha annunciato una campagna anti corruzione che potrebbe avere un impatto negativo sui consumi di beni di lusso.
«Probabilmente in molti altri settori farebbero gli scongiuri per avere i nostri tassi di crescita» ha detto ieri Patrizio Di Marco, presidente e amministratore delegato di Gucci. Ma la ripresa è dovuta in gran parte «alla prepotente crescita dei mercati dell’Asia e della Cina». E rimane «assolutamente fondamentale continuare a pensare a tutti i mercati: una crescita sana è tale se bilanciata ed equilibrata».

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