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Banche d’affari, ora è corsa ai clienti

l club delle banche d’affari che guardano con crescente interesse al mercato «retail» — quello delle famiglie e dei piccoli risparmiatori — si è arricchito di un nome emblematico, quello di Goldmans Sachs: il marchio finanziario che «è sinonimo del sogno della ricchezza in America» ha scritto l’esperto di banche Devan Goldstein sul sito NerdWallet. L’istituto guidato da Lloyd Blankfein sorvola infatti sui suoi 150 anni di esclusività per andare a caccia di nuovi clienti tra i piccoli risparmiatori, offrendo la possibilità di aprire conti di deposito di ammontare anche di un solo dollaro. A questo scopo verrà utilizzata la piattaforma GSBank.com la banca diretta con 16 miliardi di dollari di depositi acquistata da Ge Capital lo scorso agosto.

La novità è rilevante ma a fare da battistrada a questa nuova tendenza, in realtà, è l’Europa. Fu Mediobanca, un’altra blasonata banca d’affari, in questo caso italiana, a fare da apripista a questa tendenza quando nel 2008, pochi mesi prima dell’esplodere della crisi legata al fallimento di Lehmann Brothers aprì una banca diretta, CheBanca! Un istituto che è cresciuto fino ad avere un totale di raccolta di 12,8 miliardi (che salgono a 14 comprendendo anche i prodotti del risparmio gestito) e una rete leggera di 54 filiali in tutta Italia. Una scelta di ampio respiro, visto che oggi CheBanca! genera circa il 30% dei ricavi del gruppo Mediobanca. In Europa ci sono altri casi analoghi. Come quello di Société Générale, la sofisticata banca dei derivati e dell’ingegnerizzazione di prodotti finanziari complessi, presente sul mercato «retail» con il marchio Boursorama.com. E ancora, sempre in Francia, è nata poco prima del 2000 Lazard Frères Gestions — gruppo Lazard — che dall’investiment banking ha deciso di puntare anche sui prodotti del risparmio gestito distribuiti a un pubblico di privati, oltre che di investitori istituzionali.

Il modello Mediobanca (e presto forse Goldman Sachs), è efficace visti i cambiamenti regolamentari in atto, che impongono alla banche precisi parametri di liquidità (liquidity coverage ratio). La rivoluzione digitale ha poi aperto il potenzialmente immenso mercato del fintech, in cui operano le piattaforme online che mettono in contatto diretto i prenditori di fondi con chi i fondi li possiede. Il costo della raccolta diretta, in altre parole è crollato.

Se a fronte di una raccolta diretta più facile e meno costosa (per le banche) si paragona la spesa elevata connessa all’emissione dei bond bancari — oggi poco liquidi e poco amati dal mercato — si capisce bene perché, con ogni probabilità, il club delle «blasonate» che diventano «fiammiferaie», non potrà che allargarsi.

Marco Sabella

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