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Banche, da Bruxelles linea morbida per recepire le nuove regole di Basilea

La bozza di direttiva per il recepimento di Basilea 3+, la normativa sui requisiti patrimoniali delle banche a livello globale rivista a fine 2017 dal Comitato di Basilea, che la Commissione europea presenterà oggi prevede un atterraggio morbido per le banche francesi e danesi. E cioè gli istituti di quei paesi che fanno più di altri ricorso ai modelli di rating interni per calcolare gli accantonamenti patrimoniali a fronte dei rischi assunti, con il risultato di avere meno esigenze di capitale, e che risultano essere i più penalizzati dalle nuove regole internazionali.

Secondo le indiscrezioni che arrivano da Bruxelles, il meccanismo principale per dare loro ossigeno passa attraverso l’introduzione di un periodo transitorio (il cosiddetto phase in la cui durata dovrà essere definita) durante il quale gli accantonamenti sui mutui considerati a basso rischio continueranno ad essere molto limitati. Una deroga che vale, però, solo per le banche più grandi e che consente alle esposizioni garantite da immobili residenziali situati in uno Stato membro di sfuggire alla stretta qualora i tassi di perdita per tali esposizioni – valutati dalle autorità competenti dello Stato membro – non superino lo 0,3% dell’importo totale su tutte le esposizioni di obbligazioni creditizie in essere in quell’anno, nel caso di mutui sul 55% del valore dell’immobile, e dello 0,5% nel caso del 100% del valore dell’immobile. Questa clausola è destinata a sollevare parecchie obiezioni: da parte degli istituti più piccoli ma anche delle banche centrali dei paesi in cui le banche sono meno penalizzate da Basilea3+, come l’Italia. Certo, gli istituti di vigilanza saranno piuttosto contrariati anche dallo slittamento previsto per l’entrata in vigore delle nuove regole, stabilita dal primo gennaio 2025 a fronte del primo gennaio 2022 deciso quando fu chiuso l’accordo dal Comitato di Basilea. C’è poi da considerare un periodo di phase in che può durare 5 anni o più. Certo in mezzo ci sono stati due anni di pandemia e il rinvio di un anno da parte dello stesso Comitato dell’adozione delle nuove norme. La questione che motiva questo slittamento sono i due anni canonici (da fine 2022) che la Commissione concede per dare tempo al mercato di adeguarsi quando entrano in vigore disposizioni di questo tipo. Una prassi più che un obbligo, che sicuramente fa piacere a tutte le banche. Il meccanismo rivoluzionario introdotto da Basilea 3+ è il cosiddetto outputfloor: questo vuol dire che i requisiti di capitale richiesti derivanti dall’uso del modello interno (banche francesi) non devono essere inferiori al 72,5% di quelli risultanti dall’utilizzo del metodo standard (usato dalle banche italiane). L’Eba ha calcolato che l’introduzione di questa soglia (e degli altri giri di vite sui requisiti) richiederà alle 10 maggiori banche nuove iniezioni di capitale per 27 miliardi. C’è una stretta significativa per le operazioni di project financing e di finanziamento pubblico/privato con un aumento dei requisiti patrimoniali e questo rischia di penalizzare le opere infrastrutturali che verranno realizzate con il Pnrr in tutta la Ue.

Sono previsti nuovi accantonamenti anche per tipologie tipicamente nostrane, come lo scoperto di conto corrente e le linee di credito revocabili a vista, che in realtà spesso sono concesse ma non utilizzate. Una forma di finanziamento diffusa tra Pmi e partite Iva che rischiano di vedere aumentare i costi di queste operazioni. Il lavoro delle associazioni bancarie, come l’Abi o la Federazione europea, hanno consentito già di mitigare alcuni aspetti. Ad esempio saranno mantenuti lo sconto già previsto dalla direttiva Crr per i finanziamenti alle Pmi e per la cessione del quinto. La bozza direttiva della Commissione, poi, va oltre le previsioni di Basilea in materia di rischi Esg: verranno individuati dal documento e sarà introdotto l’obbligo di disclosure su base annuale o semestrale per le banche e anticipata dal 2025 al 2023 la deadline entro la quale l’Eba deve pubblicare il suo report sul trattamento prudenziale di questi rischi. Dunque, nuovi accantonamenti anche per questi rischi climatici e di transizione.

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