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Banche, da aprile corsa da 8 miliardi

La liquidità sui mercati non manca, ma per le banche italiane non sarà facile portare a casa a buon prezzo gli 8 miliardi di aumenti di capitale annunciati (finora). Perché la cifra in sé è alta – vale una piccola finanziaria – e perché l’appetito degli investitori mediamente non è altissimo, vista la scarsa redditività che il settore del credito ha saputo esprimere nel corso degli ultimi anni. Di qui l’importanza di bruciare le tappe: mai come questa volta chi partirà per primo potrà ottenere i risultati migliori, a maggior ragione se l’elenco delle banche a caccia di risorse fresche dovesse presto allungarsi, come prevedono in molti.
Tra aumenti in cantiere da tempo e freschi di annuncio, lo schieramento di partenza vede in pole position il Banco Popolare. La manovra da un miliardo e mezzo varata un mese fa ha colto di sorpresa molti, ma è proprio sull’effetto sorpresa che il gruppo guidato da Carlo Fratta Pasini e Pier Francesco Saviotti conta di far leva per chiudere presto l’operazione: il consorzio di garanzia, guidato da Ubs e Mediobanca, è stato completato la settimana scorsa, l’aumento sarà sottoposto ai soci il primo marzo in assemblea e finirà sul mercato nel mese di aprile. Subito dopo il Banco, in teoria, potrebbe esserci Carige: il mandato assembleare scade il 31 marzo, ed entro quella data – probabilmente la settimana prima – il board svelerà l’ammontare complessivo della ricapitalizzazione (il tetto è 800 milioni, ma andranno sottratte le dismissioni o altre voci straordinarie, come le plusvalenze sulle quote Bankitalia), le modalità ma anche i tempi di attuazione; difficile che la coppia Castelbarco-Montani sia già pronta a partire ad aprile, ma si dovrebbe avviare la raccolta tra maggio e giugno.
Due mesi, questi, che si preannunciano da bollino rosso. Oltre a Carige, è probabile che si metterà in moto Bpm. Anche in questo caso il mezzo miliardo di aumento di Piazza Meda è in ballo da lungo tempo, ma per potersi presentare al mercato come si deve Bpm dovrà prima approvare quei (piccoli) ritocchi alla governance che il mercato stesso da tempo richiede, e che dunque consentiranno di ridurre lo sconto a livelli ragionevoli. Morale: prima serve un passaggio assembleare, i soci sono già stati convocati per il 19 aprile, vigilia di Pasqua, e l’ad Giuseppe Castagna starebbe riorganizzando il vecchio consorzio di garanzia in modo da poter partire nella prima settimana di maggio.
In parallelo, negli stessi giorni, si muoveranno le Popolari. A partire da Vicenza, che ieri ha annunciato una ricapitalizzazione da un miliardo. Come noto, per le Popolari – soprattutto le non quotate – un canale imprescindibile è quello dei soci (e dei clienti) vecchi e nuovi, ma in base a quanto trapelato ieri dalle parole di Gianni Zonin e Samuele Sorato, i tempi dell’aumento di Popolare di Vicenza potrebbero intrecciarsi con quelli della stagione assembleare di Veneto Banca, a cui si guarda per eventuali aggregazioni.
Restando alle Popolari, tra gli analisti viene considerata possibile una manovra di rafforzamento sia da parte di Bper che del Creval, cui nei fatti va aggiunta la Popolare di Sondrio, tutte con un Core tier 1 in area 8%: con operazioni da poche centinaia di milioni potrebbero ulteriormente elevare le barriere difensive, a meno che integrazioni più o meno volute di altri istituti più piccoli non facciano lievitare il fabbisogno di capitale. La Popolare dell’Emilia Romagna finora ha gettato acqua sul fuoco ma lo scenario è fluido, vista l’accelerazione del risiko e l’avvicinarsi degli esami europei. Anche perché, poi, sul settore grava l’incognita più pesante, quella del Monte dei Paschi: la banca senese, con i suoi 3 miliardi di aumento, da sola continua a esprimere circa la metà dell’intero fabbisogno di capitale del sistema, in una partita complicata non solo dagli aspetti quantitativi ma anche dalla dialettica tra banca e Fondazione. Se, come sembra, una soluzione non è a portata di mano, l’incertezza si protrarrà fino all’estate, con inevitabili ripercussioni sull’intero sistema.

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