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Banche e crediti, la spinta di Draghi. «Aiuti di Stato, in casi eccezionali»

Il presidente della Bce, Mario Draghi, al termine del direttivo dell’istituzione di Francoforte, ha espresso valutazioni positive su come in Italia si sta affrontando il problema «molto serio» della massa di crediti deteriorati delle banche. Ma ha anche invitato ad accelerare. E ha considerato «molto utile» un aiuto dello Stato «in casi eccezionali» e nell’ambito della prevista flessibilità da concordare con la Commissione europea di Bruxelles. Draghi ha mantenuto i tassi d’interesse sull’euro invariati, tratteggiando un quadro moderatamente rassicurante sui problemi del sistema bancario europeo e sui possibili effetti negativi di Brexit nell’eurozona. Ha comunque garantito che la Bce continuerà con i suoi sostegni non convenzionali almeno fino al marzo 2017 e che resta sempre pronta a intervenire in caso di necessità.

«Le banche stanno meglio rispetto al 2009 – ha affermato Draghi, sottolineando il miglioramento medio dei requisiti di capitale negli istituti di credito -. Il problema ora è la redditività e non più la solvibilità». Sui maxi crediti inesigibili (Npl) delle banche italiane ha ammesso che serve «tempo per risolverlo, così come è successo in altri Paesi quando si raggiungono questi livelli».

Per il presidente della Bce i «passi intrapresi vanno nella giusta direzione, ma si dovrebbe fare di più soprattutto per la gestione dello stock ereditato dal passato» perché «più aspettiamo a risolvere il problema, tanto meno le banche con alto livello di Npl riusciranno a funzionare in modo appropriato». La conseguenza negativa è la scarsità di credito alle imprese e alle famiglie, che non favorisce la ripresa dell’economia. Draghi ha aperto a un intervento dello Stato, quando «circostanze eccezionali ostacolano il buon funzionamento del mercato dei crediti deteriorati». Una garanzia pubblica potrebbe evitare di svendere i pacchetti di Npl a prezzo molto più basso (intorno al 20%) rispetto ai livelli con condizioni normali (circa il 50%). Draghi ha rinviato a un accordo «con la Commissione europea», che è l’autorità di controllo sulla concorrenza e ha il potere di valutare l’applicazione della flessibilità prevista dalle attuali regole Ue. Il negoziato tra Roma e Bruxelles sul Montepaschi e altre banche in difficoltà è in pieno svolgimento.

Il presidente della Bce, ricordando le stime negative della Commissione Ue (tra -0,2 e -0,5% nei prossimi tre anni) e di altre istituzioni a causa dell’uscita del Regno Unito dall’Ue, ha invitato a prenderle «con grande cautela». Almeno fino a quando non si saprà «quanto ci vorrà per completare i negoziati» tra Bruxelles e Londra, insieme al loro «esito». La Bce resta comunque «pronta, determinata e in grado di agire», per fornire liquidità e stimolare la crescita, «se lo ritiene necessario».

Questo scenario non ha provocato una politica monetaria più accomodante. Per ora i tassi d’interesse restano a zero (per il rifinanziamento pronti contro termine) e a -0,40 (per i depositi delle banche a Francoforte).

La linea della Bce è stata accolta positivamente in Borsa. Proprio le banche hanno trainato l’indice Ftse Mib di Milano al rialzo (+0,25%) con Banco Popolare a +3,96, Popolare dell’Emilia-Romagna a +3,21 e Unicredit a +2,13.

Ivo Caizzi

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