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Banche, così il costo delle garanzie

ROMA
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato ieri il decreto finalizzato a irrobustire il sistema bancario italiano. Il provvedimento, contenente «Misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo, la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio» e già pubblicato in Gazzetta Ufficiale (Dl 18/2016), era stato approvato mercoledì scorso dal Consiglio dei ministri.
La riforma delle Bcc contiene anche le modifiche introdotte durante la riunione di governo, ovvero la clausola di “way out” per quei casi in cui da una fusione e trasformazione o da una cessione di rapporti giuridici in blocco risulti una banca costituita in forma di Spa e la banca di credito cooperativo che effettua queste operazioni abbia un patrimonio netto superiore a 200 milioni di euro. «In tal caso – dice il decreto – le riserve sono affrancate, corrispondendo all’Erario un’imposta straordinaria pari al 20 per cento della loro consistenza». La tesi di Palazzo Chigi, com’è noto, è che in tal modo non si fa altro che imitare il modello Unipol, in cui la banca si trasforma in società per azioni ma resta controllata in tutto o in parte dalla cooperativa. Il punto specifico, tuttavia, è stato assai criticato dall’opposizione e ha generato qualche tensione anche all’interno della maggioranza (si veda articolo a fianco). «Forti perplessità anche di natura tecnica» le esprime Federcasse che ritiene «indispensabili importanti modifiche». Federcasse, in particolare, non condivide la «modalità con cui verrebbe resa possibile la cosiddetta way-out» e il mancato recepimento della proposta «sulle specificità di alcuni territori a statuto speciale, in particolare per il sistema delle Casse Raiffeisen altoatesine».
Ieri, in ogni caso, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha tenuto a valorizzare l’impianto complessivo dell’intervento legislativo: «Con la riforma delle banche di credito cooperativo viene confermato il valore del modello cooperativo per il settore bancario, preservato il principio del voto capitario e allo stesso tempo il decreto mira a superare le debolezze strutturali del modello con una forte spinta all’aggregazione di gruppo». Per Padoan si sfruttano così «economie di scala e di scopo e questo anche per consentire una maggiore capacità di risposta e di adattamento ai processi di integrazione europea e internazionale». E un disco verde alla riforma delle Bcc è venuto anche da Moody’s: «La riforma del credito cooperativo avrà un impatto positivo sul merito creditizio delle banche aderenti che potranno beneficiare di un mutuo sostegno per legge». Sulla base degli ultimi dati, sottolinea l’agenzia americana «solo Iccrea Holding avrebbe un patrimonio superiore a un miliardo di euro, mentre Cassa Centrale Raiffeisen avrebbe circa 300 milioni e Cassa Centrale Banca circa 250 milioni».
Il decreto contiene anche la nuova garanzia pubblica a pagamento per le sofferenze cartolarizzate che è valida per 18 mesi, ma il dicastero di Via XX Settembre potrà estendere per altri 18 mesi il periodo di vigenza della garanzia pubblica, previa approvazione della Commissione europea. La garanzia dello Stato potrà essere concessa solo sui titoli senior e diverrà efficace solo quando la banca abbia venduto almeno il 50 per cento più uno dei titoli junior rappresentativi di sofferenze. Il prezzo è costruito prendendo come riferimento i prezzo dei credit default swap di società italiane che abbiano un rating corrispondente a quello dei titoli senior che verrebbero garantiti: un apposito allegato del decreto, infatti, definisce tre panieri da utilizzare a seconda del rating dei titoli senior. Il provvedimento fissa l’abbattimento alla misura fissa (di 200 euro) delle imposte di registro, ipotecaria e catastale per gli atti e i provvedimenti recanti il trasferimento della proprietà su beni immobili emessi nell’ambito di una procedura giudiziaria o di una vendita in asta prevista all’articolo 107 della legge fallimentare.
Il provvedimento lancia infine i fondi di credito come canale alternativo al finanziamento bancario, all’interno di una strategia di finanza europea per la crescita. Tanto ai fondi di investimento alternativi italiani quanto agli hedge funds con passaporto europeo, infatti, viene accordata la possibilità di fornire rogazioni dirette di crediti in Italia. Tutto ciò avverrà nel rispetto di una serie di condizioni. È necessario in primo luogo l’autorizzazione dell’autorità competente dello stato membro d’origine a concedere finanziamenti nel paese d’origine. Inoltre, i fondi Ue dovranno avere la forma chiusa e uno schema di funzionamento analogo a quello dei fondi italiani. Infine, anche nel paese d’origine del Fondo di credito Ue debbono valere norme equivalenti in materia di contenimento e frazionamento del rischio.

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