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Banche cooperative, Azzi: così balliamo (sicure) da sole

Le banche di credito cooperativo (Bcc) crescono. E lo fanno per numero di clienti, di soci, di raccolta e di impieghi. Soprattutto lo fanno come sistema. Dopo il fondo di garanzia dei depositanti — in essere dal 1997 parallelamente al fondo interbancario di garanzia, del quale rappresenta una versione avanzata, con la possibilità di interventi preventivi — oggi le Bcc vanno oltre e lanciano il Fondo di garanzia istituzionale. Un fondo ad adesione volontaria, a cui potranno aderire le singole banche. «È un fondo — dice Alessandro Azzi, presidente nazionale della Federazione delle banche di credito cooperativo — che garantirà anche le esposizioni infragruppo, soprattutto nei confronti di Iccrea, operazioni che al momento comportano assorbimenti patrimoniali».
Un fondo tra banche, che pagheranno in funzione del rischio che con la loro attività apportano al sistema. Quasi una logica assicurativa, con una garanzia sottostante solidale e circolare. «L’attivazione del fondo — dice Azzi — fatto salva la totale autonomia delle singole aderenti, permetterà al sistema di disporre di strumenti di conoscenza e controllo sull’andamento delle singole Bcc, con possibilità di intervento rapido e garanzia reciproca. In questo modo, anche le Bcc più piccole, aderendo a questo sistema integrato, avranno il rating di Iccrea, la banca di secondo livello delle Bcc».
In sostanza, quando una Bcc dovrà finanziarsi sul circuito interbancario, quindi presso l’Istituto centrale delle casse rurali e artigiane (Iccrea), lo farà alla pari. «Sì, in sostanza si arriverà a qualcosa di molto simile al principio che “se prendo non pago e se deposito non ho aggravi patrimoniali”. Il fatto di non dover ricorrere a postazioni patrimoniali di bilancio — sottolinea Azzi — è elemento di estrema innovazione per le banche di credito cooperativo. In questo modo il movimento diventa sistema. Non si potrà più parlare di galassia, ma di sistema: saremo pienamente integrati, pur mantenendo una forte autonomia operativa».
Banca d’Italia ha approvato lo Statuto già nel dicembre scorso. Una seconda verifica funzionale è in atto.
Un rapido «via»
L’obiettivo è la messa in attività entro la fine dell’anno. Dalle prossime settimane il sistema, anche dal punto di vista informatico, verrà implementato, per poter disporre, in tempo reale, di una serie di dati sensibili da parte delle singole associate. «Mi aspetto una adesione massiccia da parte degli istituti aderenti a Federcasse — spiega Azzi — e sono certo sarà così non appena verrà chiaro a tutti l’insieme di vantaggi che verranno disponibili dall’adesione al fondo istituzionale».
Distorsioni europee
Molto critica è invece la posizione nei confronti dell’Unione europea. In un momento di profonda crisi di natura istituzionale, l’Europa prova a rilanciare con una proposta nel senso della forte integrazione che rischia di spazzar via il senso più profondo della proposta del credito mutualistico.
«Condividiamo pienamente la visione di Van Rompuy e dei quattro pilastri ipotizzati su cui poggiare l’Europa di domani — continua Azzi —, vediamo con grande favore una maggiore integrazione bancaria e un fondo europeo di tutela dei depositi. Comprendiamo la grandiosità di questo progetto che ci sentiamo di sottoscrivere a patto che si rispetti il principio della proporzionalità: al totem della unificazione non si devono sacrificare le banche del territorio e le banche mutualistiche».
Azzi e le Bcc — ma sullo stesso principio sono pronte a muovere anche le Popolari, la cui associazione ha appena sostituito alla presidenza il veronese Carlo Fratta Pasini, non più rinnovabile nella carica, con il bergamasco ottantunenne Emilio Zanetti — non possono accettare di veder applicate regole buone per i grandi gruppi nazionali e sovranazionali al loro universo locale.
Piani diversi
«Lottiamo — spiega Azzi — per il riconoscimento della biodiversità bancaria e crediamo che le massime autorità continentali abbiano la sensibilità per capire le diverse caratteristiche dei soggetti su cui vanno ad incidere con le loro norme. Avere regole uguali per tutti è un principio condivisibile, ma non una forma di equo governo». Perché, sostiene Azzi, in questa maniera si rischia di arrivare all’assurdo che si garantisce più chi ha consistenti attività di finanza speculativa rispetto agli istituti di credito che — come le Bcc — puntano la loro attività soprattutto sul sostegno all’economia reale. «Anche in questi anni di crisi — conclude Azzi — il sistema delle banche di credito cooperativo sta procedendo coerentemente. L’impegno a sostegno delle famiglie e delle imprese è continuato in maniera costante anche dal 2008, sebbene questo abbia comportato delle conseguenze sui conti economici delle aziende. Ma in più di un secolo di attività abbiamo messo da parte risorse proprio per trovarle a sostegno in questi momenti difficili».
Un secolo di sfide sul quale giovedì prossimo, 5 luglio, si soffermerà anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione delle celebrazioni dell’anno internazionale delle cooperative.

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