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Banche, continua la corsa ai depositi

Non si ferma la corsa dei depositi. Nel mese di dicembre la propensione al risparmio ha ripreso quota, dopo un lieve rallentamento a novembre, e ha spinto famiglie e imprese a lasciare su conti e depositi 1.736 miliardi, 25 miliardi in più del mese precedente e 162 miliardi in più rispetto a fine dicembre 2019. L’incremento anno su anno è pari al 10,3 per cento, la variazione più alta registrata in tutto il 2020. I dati sono stati pubblicati ieri nel bollettino mensile dell’Associazione bancaria italiana. Nei deposti, è bene ricordarlo, vengono conteggiati i conti correnti, ma anche i certificati di deposito e i pronti contro termine.

Il trend appare ancora più significativo se si tiene conto del fatto che nel corso di quest’anno, anche in virtù delle garanzia pubbliche, i prestiti hanno ripreso a correre sensibilmente segnando nel mese di novembre un +5,5% complessivo, con un +8,1 per cento registrato dai finanziamenti alle imprese. Secondo quanto evidenziato dall’indagine periodica sui finanziamenti bancari diffusa ieri dalla Bce, il costante aumento delle erogazioni anche nel quarto trimestre del 2020 trai maggiori paesi dell’Unione europea è stato registrato solo in Italia e in Germania, mentre in Francia e in Spagna si è assistito a una contrazione. Eppure, nonostante la corsa, a dicembre per la prima volta in Italia si è verificato un sorpasso che non depone bene: i depositi hanno surclassato gli impieghi bancari. Questi ultimi hanno raggiunto quota 1.720 miliardi, a fronte di 1.736 miliardi dei depositi.

I consumi sono fermi, le famiglie non spendono e le imprese non investono. E la situazione politica, con crisi la crisi e la prospettiva di un governo a geometria variabile a seconda dell’interesse che prevale, non aiutano certo a recuperare quel clima di fiducia che è indispensabile per rimettere in movimento il denaro. Quanto sta accadendo nel mondo imprenditoriale lo fotografa l’indagine della Bce, che rileva in fenomeno comune anche nel resto d’Europa. «Nel caso delle imprese – si legge – le richieste di credito sono state finalizzate in particolare a finanziare l’aumento delle scorte e la spesa corrente mentre sono calate le intenzioni di investimenti in conto capitale. Le banche si attendono che gli standard per la concessione del credito sia a imprese che famiglie continuino a registrare una stretta nel primo trimestre del 2021».

Tornando al bollettino dell’Abi esso evidenzia come ancora il livello delle sofferenze continui a mantenersi sui minimi degli ultimi anni: a fine novembre erano pari a 23,5 miliardi, con un’incidenza sugli impieghi dell’1,35 per cento.

I depositi costituiscono una delle gambe della raccolta bancaria; l’altra gamba è quella a medio e lungo termine legata alle obbligazioni : quest’ultima in un anno è scesa di 20 miliardi (-8,6 per cento) a quota 218 miliardi.

Se i prestiti continuano a crescere, altrettanto non fanno i tassi di interesse: il tasso medio sulle operazioni di finanziamento alle imprese a dicembre si è attestato all’1,3 per cento, mentre per i mutui è ai minimi storici, pari all’1,27 per cento, ma è anche vero che la richiesta di prestiti per l’acquisto della casa langue. La prospettiva è che i finanziamenti continuino la loro corsa anche nel 2021: ieri la Commissione europea ha proposto di prorogare dal 30 giugno al 30 dicembre me misure in deroga alle norme sugli aiuti di Stato. Dunque anche i prestiti garantiti potrebbero essere prorogati fino a fine anno.

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