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Banche, colmato il gap con i rivali europei Il nodo è la redditività

Le crisi degli ultimi 10-15 anni hanno messo a dura prova le banche italiane, tanto da costringerle a profonde pulizie di bilancio e, a cascata, a inevitabili rafforzamenti patrimoniali. Ma l’effetto combinato di tutto ciò è che oggi gli istituti più grandi affrontano gli effetti della pandemia da una posizione di solidità che non ha nulla da invidiare, in termini di fondamentali, a quella di altri paesi europei.

Il governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco lo dice a chiare lettere, davanti alla selezionata platea di banchieri e policy maker che lo ascolta a Palazzo Koch. «Per i maggiori gruppi classificati come significativi – dice il numero uno di via Nazionale – la distanza dalla media degli altri paesi per patrimonializzazione e qualità dei prestiti si è sostanzialmente annullata».

Solidità in crescita

I numeri, del resto, sono lì a confermarlo. Negli ultimi cinque anni il Cet 1 ratio delle principali banche domestiche – il rapporto tra capitale di migliore qualità e le attività ponderate per il rischio – è salito di oltre 3% in media al 15,5%: è il maggiore balzo annuo dopo dal 2007 ad oggi, dopo il 2017. Complice il veto alla distribuzione dei dividendi nel 2019 e nel 2020 da parte della Bce, il rafforzamento dei bilanci delle banche italiane è proseguito in maniera significativa nel 2020. In parallelo l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei prestiti, al netto delle rettifiche di valore, è drasticamente scesa al 2,2%, 7,6 punti al di sotto del picco del 2015.

Banca d’Italia non nasconde le incertezze che gravano all’orizzonte. Perché l’emersione delle insolvenze generate dallo scoppio della pandemia è stata «finora rallentata» dalle moratorie governative sui pagamenti prorogate fino a fine anno. I segnali che arrivano dai bilanci in questi senso sono chiari. A partire dall’ultimo trimestre del 2020 «i nuovi crediti deteriorati stanno aumentando, seppur lievemente» e «potrebbero continuare a crescere nei prossimi mesi». La notizia positiva, evidenzia Visco, è che l’incremento è da mettere in conto «anche se meno che nei precedenti episodi di crisi». La prova in questo senso arriva dall’incremento, in media, di «quasi un terzo della consistenza delle rettifiche di valore sui finanziamenti in bonis», elemento che riflette «il peggioramento del rischio di credito». D’altra parte questo incremento è associato «a notevoli differenze tra le banche» nella classificazione dei prestiti. Differenze che, se non giustificate, «andranno colmate nei prossimi mesi». Da qui il richiamo a «tutti gli intermediari» che devono adottare politiche «improntate alla prudenza» e «far emergere in modo tempestivo le perdite», anche usando il patrimonio in eccesso, peraltro giunto a livello record.

La redditività rimane debole

Altro tema caro al governatore è quello della redditività (Roe) che, complici i «bassi tassi di interesse, i costi elevati e la più intensa concorrenza alimentata dall’applicazione delle tecnologie digitali all’offerta di servizi finanziari», è atterrato dal 5 all’1,9%. Determinante in questo senso l’aumento delle rettifiche di valore sui crediti (+33%), elemento che «spiega circa i due terzi della riduzione» del Roe. Di fronte a un impoverimento della capacità di remunerare il capitale, alla banche non resta che «riorganizzare i processi produttivi e distributivi per migliorare l’offerta e ridurre i costi»: se ciò «era una priorità prima dello scoppio della pandemia, diviene ora una condizione necessaria».

Il richiamo alle “piccole”

Ma da qua Visco muove per lanciare una sferzata alle piccole banche, alcune delle quali restìe ad accettare il percorso, per certi tratti inevitabile, del consolidamento. «Diversi intermediari, per la maggior parte di piccole dimensioni e con un’operatività tradizionale – sottolinea il governatore – presentano debolezze strutturali». Colpa, in alcuni casi, di «un governo societario non adeguato» o di una «debolezza dei controlli interni», in altri della «ridotta capacità di accedere ai mercati dei capitali, di innovare e di sfruttare economie di scala e di diversificazione». In ogni caso, «è urgente» che queste banche rivedano i «propri modelli di attività». Possibili soluzioni passano dalla «stipula di accordi commerciali con altri operatori», dalla «creazione di consorzi e, non ultime, da «operazioni di aggregazione», in ogni caso tutte «possibili azioni da intraprendere subito per sostenere la redditività».

Visco non esclude anche eventi più traumatici, come «eventuali crisi di singoli intermediari». In questo caso Banca d’Italia cercherà di assicurare un’uscita dal mercato «il più possibile ordinata, pur con le difficoltà connesse con le rigidità e l’incompletezza del quadro regolamentare europeo in materia di dissesto di banche di media e piccola dimensione».

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