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Banche & co: la cedola zero è già costata 6 miliardi

Nella sua corsa verso il picco (ormai vicino, secondo gli esperti) Covid-19 ha già spazzato via quasi sei miliardi di dividendi a Piazza Affari. Un monte-cedole riferito alle 40 principali società del Ftse Mib, ma che può essere facilmente ritoccato all’insù considerando l’intero listino, e che comprende sia il dietrofront di molte società, costrette a tornare sui loro passi dopo avere già annunciato la proposta di remunerazione, sia i congelamenti verso i quali si sono orientati tutti gli istituti di credito, seguendo le indicazioni di Bce e Bankitalia. La preoccupazione è diffusa ma, oltre alla ridotta visibilità sul business nell’orizzonte di breve-medio periodo, hanno pesato su queste decisioni anche le singole situazioni patrimoniali e la composizione azionaria di ogni singola società, ognuna con le sue peculiarità.

Banche e assicurazioni

Gli istituti di credito italiani non hanno ancora cancellato ufficialmente il pagamento dei dividendi, ma le indicazioni di Bce, a questo proposito, sono chiare, con la raccomandazione di non pagare dividendi o buyback almeno fino a ottobre, alla quale le singole banche si stanno progressivamente adeguando, a partire da Unicredit, che lunedì ha annunciato il congelamento. Discorso analogo, anche se con una sfumatura che può essere interpretata come meno vincolante, per le compagnie assicurative, con Ivass che ha raccomandato «massima prudenza» nelle politiche di remunerazione. A rincarare la dose ci ha pensato ieri Moody’s, tagliando da stabile a negativo l’outlook delle compagnie per la volatilità dei mercati finanziari, che ha ridotto il livello di solvency delle stesse. L’agenzia di rating evidenzia per le assicurazioni possibili problemi sul fronte della capitalizzazione e dei ricavi nell’attuale contesto di mercato.

Utilities e partecipate statali

Situazione opposta sul fronte delle società che hanno tra gli azionisti o il Tesoro o enti pubblici. In questo caso la cedola resiste anche al virus, salvo la decisione, in alcune situazioni, di stoppare il buyback.

Industria

In questo caso ci si sta muovendo comprensibilmente in ordine sparso, per molteplici ragioni. Amplifon ha deciso di cancellare il dividendo già deliberato prima della diffusione dell’epidemia, Tenaris probabilmente cambierà le decisioni già assunte nelle scorse settimane, Prysmian ha dimezzato la cedola, altre realtà come per esempio Campari l’hanno invece confermata. «In linea di principio – spiega Alberto Villa head of equity research di Intermonte sim – si registra un atteggiamento di cautela, in un’ottica di tutela del business non necessariamente legata a un rischio di bilancio. Fuori dal Ftse Mib è il caso, per esempio, di Saes Getters, che non ha necessità vere di cassa, o di Brembo, che ha un net debt su Ebitda inferiore a 1, ma che lavora in un settore già penalizzato da crisi. Molte aziende hanno adottato atteggiamenti di cautela che nel breve possono sembrare eccessivi, ma che sono legati a una totale mancanza di visibilità sul futuro».

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