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Banche chiuse a Cipro contro la fuga di capitali

Potrà la “piccola” Cipro provocare un effetto contagio tale da fermare il rally delle Borse europee che dura, di fatto, ininterrotto dal giugno dell’anno scorso? È questo il dubbio con cui si apre la settimana sui mercati finanziari, dopo la clamorosa decisione presa sabato scorso: ricorrere a un prelievo forzoso su tutti i conti correnti dell’isola, il più orientale lembo dell’Unione Europea, per ottenere in cambio l’aiuto da parte dell’Esm, il fondo salva stati. Bruxelles concederà 10 miliardi alle banche sull’orlo della bancarotta, ma i ciprioti dovranno versare una tassa da almeno 7 miliardi. Fondi che arriveranno dalla trattenuta del 6,75% sui conti fino a 100mila euro e del 9,99% per gli importi superiori e dall’aumento delle aliquote sui profitti delle aziende.
Al di là dei mercati, le conseguenze finanziarie della manovra già si fanno sentire. Nel tentativo di arginare la fuga di capitali, la Banca centrale cipriota ha imposto la chiusura di tutti gli sportelli bancari almeno fino a mercoledì, visto che oggi sull’isola è festa, il corrispettivo ortodosso del “mercoledì delle ceneri”. Già l’altro giorno, all’annuncio del provvedimento, i bancomat e gli sportelli delle casse rurali, aperte anche il sabato, sono stati presi d’assalto. La norma varata dall’esecutivo del premier Nikos Anastasiades prevede che l’una tantum venga incamerata anche in caso di chiusura dei conti o trasferimento all’estero. Il pericolo immediato è la fuga in massa dei capitali: sulle voci del possibile default del sistema creditizio, sono già 20 i miliardi espatriati da inizio anno, di cui 4,5 miliardi nell’ultima settimana. Tra questi ci sarebbero i soldi di qualcuno informato per tempo, grazie alla sua vicinanza a membri dell’esecutivo, scrivono i giornali ciprioti.
A rischio c’è il sistema economico dell’isola, visto che negli ultimi anni, una tassazione agevolata per le imprese, ha portato il totale dei depositi bancari di Cipro a 68 miliardi di euro, contro un Pil di soli 17 miliardi. L’isola è considerata una sorta di paradiso fiscale e negli anni ha attirato moltissimi depositi bancari di non residenti: circa la metà del totale si stima che appartenga a cittadini russi, greci e inglesi.
La Bce, accusata di aver aperto un precedente che potrebbe provocare tensioni sui titoli di stato dei paesi periferici, è in pressing sul governo perché il provvedimento venga approvato già oggi. Viste le tensioni all’interno della sua maggioranza il premier Anastasiades ha tenuto ieri sera un discorso alla tv. Ha detto che si sta
battendo «per modifiche che rendano il provvedimento meno oneroso per i risparmiatori» ma ha aggiunto che rifiutare l’offerta dell’Eurozona sarebbe equivalso all’immediata chiusura «di una delle maggiori banche di Cipro». E tutto fa pensare che non sarebbe stata l’unica.

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