Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Banche centrali in soccorso dello yen

di Walter Riolfi

Un'ora o poco più di panico tra le 21.56 e le 23.01 di mercoledì notte (ora italiana), quando le contrattazioni dello yen sono andate fuori controllo, con il dollaro caduto da 79,8 a 76,25 yen: il massimo storico per la valuta giapponese. Un'ora di ebrezza per chi speculava sulla valuta, nella scommessa che la tendenza sarebbe stata un continuo apprezzamento sul biglietto verde. Ma alle 23.02 qualcosa va storto per gli speculatori e il dollaro recupera, finendo in tarda serata a 78,9: in ogni caso, un punto più basso della seduta precedente.

Cos'è avvenuto, visto che a quell'ora non sono arrivate notizie particolari? Una fonte anonima ha dichiarato a Reuters che proprio attorno alle 23.00 si sono collegati in video conferenza i ministri economici del G7 i quali, per ammissione dello stesso ministro nipponico Kaoru Yosano, avrebbero manifestato tutto il loro «supporto psicologico» al governo e alle autorità monetarie di Tokyo. Non è ancora l'intervento coordinato delle maggiori banche centrali internazionali, di cui già si mormorava nei giorni scorsi, ma è il segnale che la Banca del Giappone non sarà sola nell'arginare la forza dello yen. Del resto, già mercoledì, gli analisti di UniCredit avevano avvertito che stava diventando rischioso speculare sulla valuta giapponese, poichè la banca centrale non avrebbe esitato a intraprendere misure eccezionali.

«L'intero movimento (di mercoledì notte) può essere stato innescato da posizioni speculative, più che da flussi di capitali che rientrano», ha commentato un economista di Bank of Tokyo-Mitsubishi, aggiungendo: «siccome si tratta di operazioni speculative, un intervento (delle banche centrali) dovrebbe in questi casi funzionare e ripulire il mercato dalle posizioni rialziste sullo yen». In termini più comprensibili, significa che la Banca del Giappone, assieme alle altre banche centrali, è decisa a stroncare la speculazione.

Chi sono questi speculatori? Non necessariamente cinici personaggi che approfittano del dramma che sta vivendo il paese (il rafforzamento dello yen riduce la competitività delle esportazioni giapponesi). In serata una nota dell'agenzia Dow Jones, riportando una anonima fonte svizzera, ha sostenuto che il repentino balzo dello yen sia stato provocato dalla decisione di Barclays di chiudere per un'ora la propria piattaforma (Barx), visti gli ampi spread tra denaro e lettera che s'erano aperti sulla valuta nipponica. Barclays l'avrebbe fatto per «proteggersi»; ma, secondo alcuni operatori americani, semplicemente per evitare danni ai propri clienti. Non è chiaro come la chiusura forzata del sistema di Barclays abbia amplificato le oscillazioni. Ma va tenuto presente che sul mercato yen/dollaro stavano operando parecchie banche straniere che si sono precipitate a fare liquidità per coprire gli acquisti di azioni effettuati a debito. E la via più breve è stata operare sul mercato valutario forward e swaps (a termine). Non a caso gli investitori più speculativi, che avevano aperto posizioni di carry trade (finanziandosi in valuta nipponica per investire in altre attività), sono corsi a ricoprirsi comprando yen. Più che contro dollaro (o l'euro risalito a 110,6), le oscillazioni più ampie si sono viste a danno del rand sudafricano, del dollaro neozelandese e australiano.

Va notato che la volatilità dello yen s'è alquanto smorzata nel pomeriggio di ieri, da quando è stato ufficializzato l'incontro virtuale (in teleconferenza alle 23.00 di ieri notte) dei leader finanziari del G7 per discutere sulla situazione giapponese ed eventualmente per concordare un'azione comune, una sorta di meccanismo di solidarietà, a supporto della banca centrale e forse degli altri mercati finanziari nipponici: nonostante il ministro Kaoru Yosano abbia dichiarato che nè il mercato azionario, nè quello valutario siano in «dissesto».

Franco Spinelli, docente di crisi finanziarie all'università di Brescia, ricorda che questo meccanismo di solidarietà ha già funzionato in passato. Inoltre il Giappone, per far fronte agli ingenti danni subiti dal paese, avrà bisogno di capitali che attingerà dalle proprie riserve. Questa necessità, già implicita per un paese la cui popolazione sta rapidamente invecchiando (e quindi non accumula risparmio), diventa ora impellente. E tra le riserve del Sol levante vi sono Treasury Usa per oltre 880 miliardi di $. Finirà per liquidarli, dice Spinelli. Vuol dire che saliranno i rendimenti dei titoli di stato? Non necessariamente, risponde, «poichè la Fed sta già pensando alla terza fase di quantitative easing».

 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa