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Banche centrali e dati economici fanno volare le Borse

Prima le banche centrali, poi dati macro oltre le attese. Una doppietta che ha fornito nuova benzina alle Borse che hanno vissuta una giornata in un’escalation di acquisti. Al termine delle contrattazioni il Ftse Mib di Piazza Affari ha guadagnato il 3,46%, in linea con gli altri principali listini europei. In netto rialzo anche Wall Street (con il tecnologico Nasdaq che si è portato nuovamente a ridosso della soglia dei 10mila punti) i cui futures dalla mattina – insieme al +4,8% archiviato dalla Borsa di Tokyo – hanno contribuito a riportare i compratori sull’azionario. I volumi sono risultati in crescita rispetto alle ultime sedute, segnale che il movimento ha riguardato anche le “mani forti”.

La prima spinta rialzista è arrivata dalle banche centrali. Lunedì sera dalla Federal Reserve è trapelata anche l’intenzione di acquistare direttamente bond societari per un ammontare complessivo di 750 miliardi di dollari. Un passo ulteriore dopo l’annuncio delle scorse settimane di aver inserito nel portafoglio anche Etf obbligazionari. A questa nuova manovra espansiva – che a questo punto potrebbe far rompere presto al bilancio della Fed la barriera dei 7mila miliardi di dollari – ha fatto seguito l’annuncio della Bank of Japan di potenziare il pacchetto di stimoli riservato alle imprese.

Oltre alla liquidità senza freni che sta arrivando dalle banche centrali ieri gli investitori hanno potuto festeggiare dati macro incoraggianti. In Germania l’indice Zew – che misura il sentiment degli investitori istituzionali tedeschi sul futuro dell’economia – è salito a giugno a 63,4 punti, superando nettamente i 51 punti di maggio. Ma il dato da circoletto rosso è arrivato nel pomeriggio dagli Usa: a maggio i consumi sono cresciuti a ritmo sostenuto (+17,7%) molto più del -14,7% di aprile e del +8,5% atteso. La forza dell’economia Usa ha favorito gli acquisti sul dollaro (con l’euro sceso a 1,125).

In Borsa forte progressione per tutti i settori, con un focus particolare sui titoli del cemento sulle indiscrezioni che l’amministrazione Trump sarebbe vicina a proporre un piano infrastrutturale da 1.000 miliardi di dollari incentrato su opere come strade e ponti. A Milano è volata Buzzi Unicem (+9%) che secondo Mediobanca securities potrebbe essere tra le prime beneficiare, insieme a Webuild, Prysmian e Interpump, del piano di investimenti statunitense.

Banche centrali e dati macro hanno oscurato il nuovo avanzamento del virus a Pechino, con oltre 100 nuovi casi segnalati nelle ultime ore. Il governo della città ha alzato il livello di allerta da 3 a 2. Le aziende sono state nuovamente invitate a incoraggiare il lavoro da casa. A partire da oggi inoltre a Pechino saranno chiusi tutti gli asili, le scuole primarie e secondarie e gli abitanti non potranno uscire dai propri complessi residenziali nelle aree ritenute ad alto rischio.

A questa brutta notizia sul fronte Covid-19 si contrappone però una decisamente migliore, arrivata dalla Gran Bretagna. Due medici dell’Università di Oxford hanno presentato una ricerca in base alla quale il Dexamethasone, un farmaco a base di steroidi usato per curare le infiammazioni, ha ottenuto risultati incoraggianti su un terzo dei pazienti in terapia intensiva a cui è stato somministrato.

La volatilità (indice Vix che sintetizza le opzioni sull’indice S&P 500) è sceso a 33 punti, rispetto agli oltre 40 di inizio settimana. Un buon segnale anche se siamo lontanissimi dai livelli di serenità finanziaria che coincidono quando questo indicatore passa tra i 10 e i 15 punti. Il ritorno dell’appetito al rischio è stato accompagnato da un’altra seduta tonica per l’oro (+0,3% a 1.730 dollari l’oncia) acquistato da quegli operatori che credono che prima o poi questa “strana” euforia delle Borse (molti indici sono vicini ad azzerare i ribassi post-Covid) dovrà fare i conti la pesante recessione in arrivo a fine anno.

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