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Banche centrali, 7,8 miliardi dalla crisi greca

La carta intestata è della Banca centrale europea. Il mittente è il suo presidente, Mario Draghi. Il destinatario: il deputato greco Nikolaos Chountis. È la lettera appena scritta dal banchiere centrale in risposta a una domanda del politico sugli interessi del debito greco incassati dall’Eurosistema. Vale a dire, dalle banche centrali della moneta unica, sotto il cappello Bce. Il programma in questione è il «Securities Markets Programme» (Smp), con cui l’Eurosistema compra titoli di Stato di Paesi in crisi, come iniziativa di sostegno. Nella risposta di Draghi — pubblicata sul sito Bce — si legge che il guadagno «sui titoli greci acquistati dall’Eurosistema nell’ambito dello Smp» ha raggiunto quota «7,8 miliardi di euro nel periodo 2012-2016». Di questi, 5,3 miliardi sono le cedole e 2,5 i guadagni dovuti alla differenza tra prezzo di maturazione alla scadenza (il famoso 100) e prezzo di acquisto (spesso inferiore, in questi casi). I soldi sono andati alle singole banche centrali dell’Eurozona, in base alla loro quota nel capitale della Bce. E da lì, in parte, ai rispettivi Stati, visto che i profitti delle banche centrali possono essere girati agli azionisti, pubblici e privati, nell’ambito di precisi limiti e regole. In passato, scrive Draghi, gli Stati dell’euro «hanno girato ad Atene la propria quota dei guadagni della banca centrale nazionale» su titoli greci. Quindi anche in futuro «spetta ai governi nazionali» decidere se girare o no alla Grecia questi incassi.

Giovanni Stringa

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